SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Anatomia delle Brigate rosse. Le radici ideologiche del terrorismo rivoluzionario

Alessandro Orsini

Soveria Mannelli, Rubbettino, 456 pp., Euro 24,00 2009

Nel suo studio Alessandro Orsini, sociologo dei fenomeni politici, elabora un modello teorico per ricostruire i processi socio-psicologici che portano le formazioni terroristiche di estrema sinistra a compiere omicidi. Esso è sintetizzato nell'acronimo dria: disintegrazione, ricostruzione, integrazione, alienazione. Costruito sull'intrecciarsi di variabili micro e macro-sociologiche, il modello dria consentirebbe, nelle intenzioni dell'a., di tracciare il percorso che spinge il terrorista a dare e ricevere morte, attraverso la propria spersonalizzazione (disintegrazione), la successiva acquisizione di una mentalità manichea (ricostruzione), l'ingresso in un gruppo settario (integrazione) e l'allontanamento dalla realtà (alienazione).Lo studio di Orsini è costruito su una molteplicità di approcci differenti al tema del terrorismo ed offre originali chiavi di lettura. L'a. ripercorre la storia delle Brigate rosse, alla luce di due paradigmi interpretativi: quello della gnosi rivoluzionaria e della setta religiosa. La gnosi rivoluzionaria, presentata come categoria sociologica, è la qualità attribuita ai gruppi terroristici di estrema sinistra di leggere la realtà attraverso una conoscenza superiore, destinata a pochi eletti. Di qui lo strutturarsi delle organizzazioni terroristiche sul modello delle sette religiose, che non puntano alla mera conquista del potere, ma si prefiggono di trasformare il mondo, mettendolo a ferro e a fuoco, per costruirvi una società perfetta.Il libro di Orsini ha il merito di collocare al centro della propria interpretazione l'ideologia e il linguaggio rivoluzionario delle Brigate rosse, considerati come motori del cambiamento politico e sociale, e l'antagonismo delle formazioni armate di sinistra nei confronti della modernità capitalista che si prefiggevano di abbattere. Nel tentativo di rintracciare le radici culturali di tale progetto rivoluzionario, viene ripercorso un lungo excursus storico, che interseca, addirittura, le figure di Thomas Müntzer, Giovanni di Leida, Calvino, Cromwell, Rousseau, Marx, il populismo russo, Lenin, Mao e Pol Pot.Nonostante i numerosi spunti di riflessione che offre questo percorso, al suo termine il lettore rischia di sentirsi disorientato. Si ha l'impressione, infatti, di trovarsi di fronte a molteplici suggestioni che meriterebbero di essere approfondite. Appare problematico, ad esempio, il filo conduttore che unirebbe le Brigate rosse al Gramsci dell'Ordine nuovo e alla Chiesa cattolica, nel loro antagonismo al capitalismo. Di particolare interesse, invece, è il legame che viene individuato da Orsini tra la violenza terroristica e quella praticata dai regimi totalitari, anche attraverso l'interessante confronto che, a conclusione del suo studio, l'a. compie con le correnti rivoluzionarie del radicalismo di destra.


Guido Panvini