SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Città di parole. Storia orale di una periferia romana. Una ricerca del Circolo Gianni Bosio

Alessandro Portelli, Bruno Bonomo, Alice Sotgia, Ulrike Viccaro

Roma, Donzelli, 245 pp., euro 15,00 2006

In questo libro il luogo intermedio tra l'individuo e la società, dove la grande storia si avvicina alla vita quotidiana degli uomini e traccia i quadri della memoria collettiva, è rappresentato dal territorio, o meglio si può dire che in questo libro nel territorio si ricollocano, dotandosi di ulteriore senso, tutti gli altri luoghi identitari (la famiglia, la fabbrica, la classe, il partito, l'etnia) che fungono da collettori della memoria. Il territorio è quello del quartiere romano di Centocelle, raffigurato in una cartina posta in apertura del libro che conferma visivamente gli spazi raccontati da 120 cittadini di diverso genere e di diverse generazioni, di diversa condizione sociale, culturale ed economica, accomunati dall'appartenenza a quel quartiere. Non a caso la loro memoria insiste sul tema del confine, di ciò che è avvenuto dentro e/o fuori da questo limite, e su quello della mobilità: spostarsi tra quartieri limitrofi per lavoro, per gioco, per compiere un raid teppistico, per sfollare dopo un bombardamento, ma anche pendolare tra centro e periferia, oppure immigrare nel quartiere dalla campagna, da altre regioni e nazioni o da altri continenti. I narratori raccontando le loro storie raccontano le storie dei luoghi che cambiano. Si prenda fra tutti come esempio il sottosuolo labirintico del quartiere scavato per estrarre la pozzolana, per coltivarci i funghi, per costruirci la metropolitana, per portare alla luce reperti archeologici, per rifugiarsi durante i bombardamenti. Gli spazi divengono così catalizzatori della memoria, su di essi si esercita la produzione dell'immaginario collettivo e le parole che li descrivono manifestano le diverse proiezioni culturali e simboliche dei narratori. Nella città di parole spazio e società si fondono: operazione che non sempre riesce agli storici di professione. Gli autori, ovvero gli storici, hanno operato un sapiente lavoro di smontaggio e rimontaggio delle narrazioni, finalizzato ad avvicinare le ricorrenze, ad accorpare le varianti e le incongruenze della memoria, a evidenziare lo scarto tra il tempo della memoria e quello della storia, riorganizzando la narrazione in modo polifonico intorno a segmenti cronologici che vanno dalla memoria remota dei primi insediamenti a quella recentissima della transizione al nuovo millennio, passando per la seconda guerra mondiale, per una golden age periferica e provinciale, per la stagione dei movimenti e della lotta armata degli anni Settanta. Intervengono molto poco nella narrazione, inserendo tra un racconto e l'altro brevi notazioni e commenti, utilizzando altre fonti più tradizionali come quelle scritte, ovvero più innovative come quelle prese dal web. È un libro fortemente identitario in cui si può ragionevolmente immaginare che gli abitanti di Centocelle potranno riconoscersi, ma è anche un libro capace di trasferire la storia di questo territorio a chi da Centocelle non è mai passato. In questo senso il libro è anche espressione del recente interesse verso la storia delle periferie urbane delle grandi metropoli.


Salvatore Adorno