SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La conquista della maggioranza. Mussolini, il PNF e le elezioni del 1924, prefazione di Giovanni Sabbatucci

Alessandro Visani

Genova, Fratelli Frilli editori, pp. 201, euro 16,50 2004

L'analisi compiuta da Alessandro Visani tende a rimettere al centro della riflessione storica i rapporti di continuità e rottura tra Stato liberale e Stato fascista, e a riflettere sui momenti fondativi di questa rottura, attribuendo al periodo antecedente alle elezioni, e in particolare alla campagna elettorale successiva all'approvazione della legge Acerbo, un valore di svolta (p. 13). Una svolta dovuta, secondo l'autore, non tanto alla portata della coercizione fascista nei confronti dell'opinione pubblica italiana, quanto invece, ed è questo il punto principale che Visani vuole dimostrare, dal modo in cui fu formata la lista elettorale e dalle capacità propagandistiche del PNF. L'autore sviluppa la sua tesi attraverso fonti classiche, dai resoconti parlamentari alla stampa politica di diverso colore, dimostrando quanto ancora resti da fare nella ricerca su momenti come questo, che sono senza dubbio fondamentali nella storia d'Italia. Oltre a ciò, l'autore conduce un'analisi più dettagliata di questo momento di passaggio in alcune zone, in particolare quelle dell'Italia centrale, che vengono scelte non per la loro rappresentatività nel quadro nazionale quanto piuttosto per la ?medianità? tra l'Italia delle regioni rosse presto fascistizzate e il Sud, mettendo in questo modo in luce ? tematizzandolo però troppo poco ? uno degli elementi di grande importanza nella ricerca sull'Italia di questo periodo, e non solo, quale l'esigenza di un'analisi differenziata in termini anche geografici delle trasformazioni politiche. Se la ricerca appare condotta con rigore e non è priva di interesse, discutibile appare però il modo in cui l'autore tende a dimostrare la sua tesi principale, ossia che si possa in qualche modo prescindere dall'ondata di coercizione, tanto nell'approvazione della legge che nell'andamento dei risultati elettorali. Se è vero che la storiografia ha spesso sottolineato l'importanza degli elementi coercitivi nel voto del 1924, arrivando forse ad oscurarne degli altri, è altrettanto vero, però, che non è stata condotta alcuna ricerca dettagliata sulla violenza fascista nel periodo successivo alla marcia su Roma. Mi soffermo su questo elemento non per discutere ancora una volta su quanto o da quando gli italiani siano diventati fascisti, quanto piuttosto per illustrare l'esigenza di capire le ragioni e il contesto in cui avviene la vittoria fascista e l'importanza di ricominciare a fare ricerca su temi di grande importanza con nuove prospettive metodologiche e diverse domande. Sarà quindi difficile discutere sulla rilevanza della coercizione, finché la violenza e le capacità di minaccia delle squadre fasciste in questo periodo non verranno studiate in maniera approfondita, mentre il lavoro di Visani dimostra con chiarezza l'importanza dell'organizzazione di massa e molto articolata sul territorio del Partito Nazionale Fascista, e l'incapacità dell'opposizione costituzionale di giungere a un qualche tipo di mediazione per provare a ostacolarne il progetto, oltre che l'ampiezza del ?suicidio? della classe dirigente liberale, che determina, con il suo atteggiamento, la vittoria del fascismo.


Giulia Albanese