SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Franco Invrea. Un «Patrizio Genovese» nella Torino giolittiana

Alessandro Zussini

Alessandria, Edizioni dell'Orso, 148 pp., Euro 15,00 2007

Franco Invrea (1874-1950), di nobile famiglia genovese (i marchesi di Pontinvrea), ma torinese di adozione, intellettuale, avvocato e amministratore, si distingue sin da giovanissimo tra i promotori del movimento cattolico piemontese.Il lavoro di Zussini, che privilegia come fonti i carteggi privati e le delibere comunali, si colloca in quel filone di studi sul notabilato che negli ultimi anni ha riconquistato l'interesse degli studiosi, poiché contribuisce, in prospettiva comparata, ad accendere spie significative sul ruolo di alcuni protagonisti «minori» della politica e della cultura in età liberale. In questo caso, il percorso è quello di un esponente dell'intellettualità torinese di orientamento cattolico-democratico, che riesce a coniugare attività sociale, impegno pubblico ed esercizio della professione, attraverso una presenza costante negli ambienti della cultura cittadina e, dai primi del '900, nel Municipio del capoluogo (1906-1923). Le corrispondenze esaminate dall'a. mettono in luce i rapporti di amicizia di Invrea con i maggiori rappresentanti del movimento politico cattolico, in particolare con Giuseppe Toniolo e Romolo Murri negli anni del dibattito sul ruolo dei cattolici nella vita politica nazionale e della nascita della prima «democrazia cristiana». Ugualmente interessanti, specialmente per lo scambio di opinioni «sulle problematiche fiscali dei comuni», sono i legami con l'economista Luigi Einaudi, che Invrea conosce nel Laboratorio di economia politica di Torino. L'intenso confronto culturale degli anni giovanili ha esiti fecondi nella collaborazione alla «Rivista Internazionale di Scienze Sociali» e alla «Cultura Sociale» e nella pubblicazione di saggi e volumi, in cui parla di diritti dei lavoratori, di giustizia distributiva, di reti associative e di «municipalismo sociale».La ricerca sollecita alcune considerazioni. Intanto, l'importanza di partire da esperienze individuali per osservare e comprendere più ampi contesti storici, politici, culturali. Il taglio prosopografico permette, di fatto, di cogliere non solo i «passaggi obbligati» nei processi formativi delle élites e nella costruzione di reti di sociabilità, ma soprattutto di individuare, in chiave comparativa, progettualità e programmi per i modelli di crescita urbana nel rapporto con il panorama nazionale ed internazionale. Essi sono il frutto delle riflessioni di una intellighenzia che si interroga sul futuro del centro urbano, in particolare per il governo di una Torino che nel '900 subisce profonde modificazioni legate ad una straordinaria crescita demografica e al suo destino industriale.Non a caso, autonomia dei Comuni, municipalizzazioni, riforme tributarie e riqualificazione degli spazi urbani sono i punti strategici del programma amministrativo di Invrea, che si inserisce nelle linee politiche giolittiane e che deriva da una ricorrente attenzione agli esempi europei, non sempre, però, applicabili e realizzabili. Tanto è vero che il «nobile»-avvocato, condizionato dalla mancanza di risorse, sarà costretto a spendere le sue energie, come assessore alle Finanze, nel difficile compito di restaurare «il disastroso bilancio comunale».


Daria De Donno