SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'impossibile autarchia. La politica economica del fascismo e il Ministero scambi e valute

Alessio Gagliardi

Soveria Mannelli, Rubbettino, 342 pp., Euro 14,00 2007

Alessio Gagliardi, assegnista di ricerca presso l'Università di Torino, in questo volume ripercorre l'attività breve, ma intesa, del Ministero scambi e valute (1935-1939), che nato in primis per poter meglio fronteggiare gli effetti della crisi mondiale del 1929 sul commercio internazionale, dovette in seguito lavorare d'intesa con le finalità di politica economica e politica industriale (autarchica) del governo fascista. Sotto la guida di Felice Guarnieri, il Ministero sviluppò competenze di ampia portata: dalla decisione sulle licenze di importazione, alla disciplina dei cambi e dei pagamenti, all'autorizzazione sulla cessione o assunzione di partecipazioni italiane all'estero, fino al controllo sulle frodi valutarie. Per gestire al meglio la concessione delle licenze, Guarnieri istituì le «giunte corporative» in rappresentanza di imprenditori e associazioni di categoria: le giunte hanno fatto parlare in passato di «corporativismo realizzato», ma, come mostra Gagliardi, da una analisi attenta del lavoro svolto emergono notevoli «disfunzionalità nella procedura corporativa adottata», quali ad esempio la preminente influenza dei grandi gruppi nell'assegnazione dei contingenti di importazione e il trattamento sfavorevole nei confronti dei gruppi minori.Un tema interessante affrontato dall'a. è il rapporto tra politica commerciale e politica estera, quest'ultima dominata dalla politica di aggressione fascista e dall'alleanza con la Germania. La guerra di Etiopia segnò una svolta importante: da una parte le sanzioni della Società delle Nazioni determinarono l'isolamento economico del paese, dall'altra spinsero l'Italia ad incrementare gli scambi con la Germania, che non faceva parte della Società. Il commercio si ridusse, a vantaggio degli accordi di clearing con la Germania (fulcro delle relazioni economiche dello Stato fascista) e si cominciò a parlare di «surrogati di produzione nazionale ai materiali prima importati». Le conseguenze delle scelte di politica estera si ripercossero quindi inesorabilmente sull'impossibilità crescente di bilanciare importazioni ed esportazioni e portarono alla cronicizzazione del deficit commerciale e all'esodo progressivo delle riserve auree.A nulla valsero i tentativi dello stesso Guarnieri di comprimere gli ingenti acquisti in valuta delle forze armate e dirottare verso i mercati esteri parte della produzione nazionale, in quanto tali tentativi erano contrari al programma di rafforzamento militare e agli obiettivi bellicisti del regime. L'orientamento neutralista di Guarnieri, così come l'equilibrio dei conti e il reinserimento in Europa erano scelte che Mussolini «aborriva».Il libro è ben costruito e di grande interesse. A fianco infatti dell'analisi puntuale del funzionamento interno del Ministero Scambi e valute, l'a. affronta la ricostruzione delle politiche economiche adottate, unendo così allo studio della struttura quello delle strategie, sempre più senza via d'uscita se non il conflitto, nella «notte autarchica» del fascismo.


Francesca Fauri