SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La palestra del littorio. L’Accademia della Farnesina: un esperimento di pedagogia totalitaria nell’Italia fascista

Alessio Ponzio

Milano, FrancoAngeli, 272 pp., euro 32,00 2009

Centrato sulla vicenda dell’Accademia di educazione fisica della Farnesina, il lavoro di Ponzio costituisce un utile contributo alla conoscenza delle organizzazioni giovanili fasciste - Onb e Gil -, la cui storia deve ancora essere scritta. Attingendo a materiale documentario in gran parte inedito, l’a. ricostruisce il percorso che portò l’Accademia, nata con il compito limitato di formare gli insegnanti di educazione fisica delle scuole medie, a diventare la fucina dei dirigenti per le organizzazioni giovanili. La narrazione prende avvio dal dibattito sull’educazione fisica giovanile nel periodo prefascista, segue la nascita e lo sviluppo dell’Accademia negli anni in cui alla presidenza dell’Onb fu Renato Ricci, esamina infine gli elementi di continuità e di mutamento dell’Accademia nel passaggio dall’Onb alla Gil nel 1937. L’a. insiste sul carattere eminentemente politico-ideologico della formazione impartita dall’Accademia, nonché sul ruolo cruciale rivestito dai «farnesini» nel sistema di formazione dei giovani. Ad essi era affidato non solo l’inquadramento dei ragazzi, ma anche l’organizzazione dei campi estivi, l’attività premilitare, la formazione dei dirigenti periferici attraverso appositi corsi per i graduati e per gli insegnanti elementari. In effetti, inseguendo il disegno di inquadrare tutti i giovani italiani, la Gil dovette fare fronte a una cronica carenza di dirigenti, che l’Accademia - pur aumentando costantemente il numero degli allievi ammessi annualmente ai propri corsi - poté solo in parte colmare.L’Accademia è giustamente inserita nel quadro del più ampio sistema educativo della Gil che, con le sue accademie e collegi, costituiva un sistema di formazione alternativo alla scuola statale e integralmente controllato dal Partito (in questo quadro, sorprende la mancanza di qualsiasi riferimento all’Accademia femminile di Orvieto). Un interessante capitolo è dedicato all’immagine degli accademisti: riunendo le qualità di appassionati cultori di sport e di ferventi devoti del culto littorio, essi furono utilizzati dalla propaganda per mostrare i risultati ottenuti dal regime nel rinnovamento morale e fisico della gioventù.L’a. non trae conclusioni definitive sull’efficacia effettiva del progetto educativo dell’Accademia. Constata, tuttavia, come attraverso le organizzazioni giovanili il fascismo mirasse ad attuare il proprio disegno totalitario. A fronte di una consolidata tendenza a ricordare l’opera dell’Onb-Gil come una mera espressione del sistema assistenziale fascista, non dissimile da quello costruito dalle altre nazioni europee dell’epoca, Ponzio ci ricorda il ruolo cruciale svolto dalla Gil per creare una nuova leva di italiani, completamente identificata con il sistema di vita e di valori del fascismo, che avrebbe dovuto realizzare la capillare opera di penetrazione del sistema organizzativo e dell’ideologia fascista in ogni ambito della società italiana.


Luca La Rovere