SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il sogno del primo mondo. Il Messico dal 1989

Alexander S. Dawson

Torino, Edt, 242 pp., euro 18,00 (ed. or. Blackpoint-London-New York, 2006) 2008

Questo libro, pubblicato nella collana «Storia globale del presente», si interroga su una serie di questioni complesse ed offre delle risposte, non necessariamente sempre condivisibili ma sicuramente stimolanti. Dawson, canadese, esperto di indigenismi latinoamericani, ha infatti deciso di tentare una periodizzazione singolare, sbaragliando le tradizionali chiavi di lettura dei contemporaneisti che si occupano di Messico. Benché dichiari da subito di volersi muovere in un ambito che gli permetta di approdare alla cosiddetta storia immediata (il libro si chiude nel 2006 alla vigilia delle elezioni presidenziali), viene naturale chiedersi perché abbia scelto il 1989 come punto di partenza e non il 1994, con l'entrata in vigore del Nafta, o il 1982, l'anno della grande crisi finanziaria. La ragione risiede nell'idea di applicare lo spartiacque della fine del bipolarismo anche a un paese teoricamente ai margini dei giochi e degli scenari tradizionali della guerra fredda. Un approccio che offre spunti interpretativi originali per rileggere l'intreccio tra dinamiche politiche interne e internazionali in un paese «ponte» tra «primo» e «terzo» mondo, inesorabilmente legato a doppio filo con gli Usa e allo stesso tempo protagonista di una politica estera indipendente, almeno in Centroamerica, fino alla seconda metà degli anni '80. Al centro dell'analisi di Dawson ci sono quindi le dinamiche di trasformazione socioeconomica del paese, il suo ritrarsi dall'agone politico latinoamericano (tema che avrebbe necessitato di maggior approfondimento) e il suo ingresso nell'era della globalizzazione finanziaria. Un punto nodale riguarda anche i mutamenti che hanno investito la politica messicana, con la svolta «tecnocratica» del Partido revolucionario institucional che ne ha in qualche modo compromesso le fondamenta di «partito Stato», fino all'avvento di Fox sulla silla presidencial, nelle elezioni del 2000. Dawson si concentra in particolare su quella che definisce «Salinastroika», richiamandosi alle riforme economiche di taglio neoliberista introdotte dal presidente Salinas de Gortari all'inizio degli anni '90, che mutarono l'assetto del sistema federale, rompendo il vecchio patto sociale con sindacati e imprese, rimettendo in discussione gli equilibri di potere regionali e perfino le basi culturali su cui si fondava il nazionalismo messicano. L'a. affronta senza reticenze anche temi scottanti ? la corruzione, i diritti umani, la criminalità, il narcotraffico, la polarizzazione della ricchezza, la relazione povertà-emigrazione ? senza perdere mai di vista la dinamica di fondo di un paese diviso tra le sue profonde contraddizioni. La proposta funziona, anche se a tratti emerge un eccesso di economicismo nella lettura di alcune scelte politiche e si lasciano troppo sullo sfondo la Chiesa cattolica, l'avanzata periferica dei gruppi evangelici, la società civile?, elementi spesso silenziosi ma che restano essenziali per comprendere la complessità dinamica di questo paese dalle anime plurime.


Massimo De Giuseppe