SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il fascismo rimosso: Cioran, Eliade, Ionesco. Tre intellettuali romeni nella bufera del secolo,

Alexandra Laignel-Lavastine

Torino, Utet, XXVI-465 pp., euro 29,00 (ed. or. Paris, 2002) 2008

Questo volume è la traduzione italiana di Cioran, Eliade, Ionesco: l’oubli du fascisme. Trois intellectuels dans la tormente du siècle, uscito in Francia nel 2002. L’edizione italiana riproduce fedelmente e integralmente quella francese. Il testo ricostruisce gli anni giovanili di tre degli intellettuali romeni più noti a livello internazionale: lo storico delle religioni Mircea Eliade, il filosofo Emil Cioran e il drammaturgo Eugen Ionesco. Cresciuti e formatisi nella Romania degli anni ’20 e ’30, essi condivisero a cavallo della seconda guerra mondiale l’esperienza dell’esilio e conobbero la notorietà soprattutto con le opere pubblicate fuori dai confini nazionali e in una lingua diversa da quella materna.La prima parte del libro è dedicata alla ricostruzione degli anni giovanili. Particolare attenzione è attribuita agli anni ’30 e, nel caso di Cioran ed Eliade, ai loro rapporti con la Guardia di Ferro, organizzazione estremista antisemita e caratterizzata da un’ideologia che si richiamava alla religione ortodossa. Come riconosce la stessa a., anche a causa delle sue origini ebraiche Ionesco giudicò invece con assoluta severità l’orientamento dei suoi colleghi e amici a favore di questi gruppi antidemocratici.La seconda parte si occupa invece del periodo della guerra e di quello dell’esilio postbellico. Qui le analogie tra i percorsi dei tre intellettuali sono più forti. Come rileva Laignel-Lavastine, tutti uscirono dalla Romania grazie a incarichi in ambasciate in paesi non esattamente democratici: Cioran e Ionesco nella Repubblica di Vichy ed Eliade nel Portogallo di Salazar. L’attenzione dell’a. si concentra comunque soprattutto sulla fase successiva, quella della consacrazione internazionale, nella quale i tre romeni avrebbero operato una vera e propria «rimozione» (la traduzione italiana è forse più efficace dell’originale oubli, perché sottolinea l’elemento della volontarietà) del proprio passato e soprattutto dei propri legami con movimenti estremisti.Il testo di Alexandra Laignel-Lavastine ha riacceso il dibattito sulla compromissione degli intellettuali romeni con la Guardia di Ferro, già emerso negli anni ’70 con la partecipazione di studiosi anche italiani come Furio Iesi e Roberto Scagno. Come è comprensibile, il dibattito è stato particolarmente acceso in Romania, dove la storiografia fatica ancora ad affrontare queste tematiche prescindendo da condizionamenti politici. Il merito indubbio dell’a. è quello dell’aver per prima affrontato la questione in modo organico e completo, anche se appare discutibile la scelta di porre sullo stesso piano tre esperienze molto diverse tra loro. In particolare è difficile usare la categoria di «rimozione del fascismo» per Ionesco, il quale certo mai simpatizzò per Codreanu. Egli accettò un incarico da addetto culturale nella Repubblica di Vichy e sfruttò qualche amicizia per far uscire dal paese i familiari, ma certo non scrisse mai articoli dai toni antisemiti o celebrativi del nazismo. Il volume poggia comunque su un’ampia bibliografia, costituita da documenti d’archivio, fonti orali, oltre che dalle opere e dagli articoli degli autori studiati.


Emanuela Costantini