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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ultimo franchismo tra repressione e premesse della transizione (1968-1975)

Alfonso Botti , Massimiliano Guderzo (a cura di)

Soveria Mannelli, Rubbettino, 357 pp., Euro 24,00 2009

Il volume raccoglie numerosi saggi che approfondiscono un «periodo», come quello degli ultimi anni della dittatura franchista, che ad oggi è stato solo in parte caratterizzato. L'epoca che la storiografia ha battezzato come «tardo-franchismo», infatti, viene per lo più considerata una fase dipendente o dal franchismo o dal processo di transizione alla democrazia a seconda della particolare prospettiva di indagine sulla storia spagnola. Di conseguenza, questo periodo, del quale rimane ancora incerta la cronologia iniziale, non ha ancora ricevuto adeguato trattamento. Il pregio di questo volume è proprio quello di presentare al dibattito internazionale la dimensione di ambiguità insita negli ultimi anni del regime di Franco. Come ogni opera che raccoglie spunti provenienti da ricerche di aa. diversi, il testo soffre di ripetizioni, tuttavia, il grande merito è quello di porre in questione la nota definizione di Juan Linz del franchismo quale «regime autoritario con pluralismo limitato». Gli ultimi anni dei governi di Franco rappresenterebbero qualcosa di ben più complesso e allo stesso tempo sfumato di tale definizione; l'apertura politica, infatti, verrebbe a coincidere con la persistenza di una cieca fedeltà al moribondo generale.Da un lato, tra gli anni '60 e '70 il regime del Caudillo sperimentò profondi cambiamenti (Sánchez-Recio): l'istituzionalizzazione dello Stato franchista con la designazione di Juan Carlos di Borbone come successore di Franco (luglio 1969) fu accompagnata da decisivi segnali politici come la separazione delle funzioni tra capo dello Stato e presidente del governo attraverso la nomina del fedelissimo Carrero Blanco, oltre che l'introduzione nel 1971 di una nuova legge sindacale e nel 1966 di una nuova normativa sulla stampa. Gli anni del tardo franchismo furono, inoltre, particolarmente influenzati dalla crescita economica e dallo scontro politico tra le varie fazioni del regime (De Llera), oltre che dal mutamento del clima culturale all'interno dell'università e della Chiesa (Montero e Botti) e dall'evoluzione del tessuto associativo cittadino, quindi, dalla timida apparizione dei prodromi di una società civile (López Villaverde e Fuencisla Álvarez Delado). Di particolare interesse ed originalità, pertanto, sono i saggi che si concentrano sul campo della cultura, popolare e d'élite (Cipolloni e Succio), quale causa di rottura dell'isolamento politico della dittatura. Come ha spiegato Botti (1992), il tardo franchismo getta delle luci di modernità (tutte da studiare e con una ricchezza di fonti d'archivio ancora inesplorate) su una statica dittatura che sopravvisse grazie all'appoggio degli Stati Uniti (Guderzo). Probabilmente è proprio la categoria di cosmesi e trasformismo che meglio si addice a quest'epoca. Javier Rodrigo ben lo spiega: non si può in alcun caso parlare di dictablanda per gli ultimi anni del franchismo, «la violenza statale» assieme alla repressione rimasero una costante che tragicamente smonta ogni parvenza di avvicinamento alla Spagna reale da parte degli ultimi ministri franchisti.


Giulia Quaggio