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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle radici della Città della Scienza. La fabbrica chimica di Bagnoli 1854-1990

Silvio de Majo, Augusto Vitale

prefazione di Giovanni Luigi Fontana, postfazione di Vittorio Silvestrini, Venezia, Marsilio, 126 pp., € 14,00 2014

Collocato nella collana Storia del patrimonio industriale, questo libro rappresenta opportunamente questo filone di studio. I due aa. condividono l’impegno alla ricerca su e alla promozione e valorizzazione de l’archeologia industriale in Italia e sono, rispettivamente, un docente di storia dell’industria e un docente di tecnologia dell’architettura. Nel 2009 avevano già pubblicato insieme una storia dell’industria napoletana (uscita per Rubbettino). In questo volume collaborano per ricostruire la parabola della fabbrica chimica di Coroglio nella piana di Bagnoli. L’area è stata uno dei maggiori poli industriali del Mezzogiorno nel ’900 e il primo dei suoi insediamenti fu proprio la fabbrica chimica. Il libro ne sintetizza la storia: è fondata nel 1854 da Charles Lefebvre, passa poi alla gestione dell’americano Arthur Walter (1887-1905: anni del boom della produzione per l’agricoltura), e poi alla grande impresa con l’Unione Concimi (1905-1920), alla galassia Montecatini e infine alla Federconsorzi (nella crisi degli anni ’70), fino a che viene dismessa nel 1992. Nella seconda parte, il volume descrive in dettaglio le aree dell’ex stabilimento e la sua trasformazione, attraverso un’opera di restauro e riuso, ne La Città della Scienza, il principale museo interattivo italiano nel campo della comunicazione e divulgazione scientifica creato nel 1993 e parzialmente distrutto dieci anni dopo da un incendio doloso. L’ultimo capitolo rende ragione di quanto, tra «macchine e carte» (p. 91 ss.), si era conservato e quanto è andato perduto. Il libro si rivolge agli studiosi del patrimonio industriale, ma anche a un pubblico più vasto. La sua Premessa ne descrive l’intento: «conservare la memoria delle vicende, dei personaggi, dei successi produttivi che hanno costituito la straordinaria storia dell’impianto di Coroglio […], connettendola al suo irripetibile e vulnerabile ambiente, a cavallo tra l’aspro paesaggio e le illustri memorie dei campi Flegrei e la dolce bellezza della collina di Posillipo» (p. 9). Uno degli obiettivi è certamente quello di attestare la continuità e il ruolo svolto dalla Associazione per l’archeologia industriale, Centro di documentazione e ricerche per il Mezzogiorno, che nel 1993 promosse per prima il salvataggio della fabbrica chimica dismessa e del suo largo patrimonio documentale, un’associazione che nel 2000 confluì nell’Aipai divenendone la sezione campana. L’interesse più generale di questo breve saggio sta nel richiamarsi alla crescente attenzione rivolta ai molti casi europei e nordamericani di rigenerazione delle aree urbane che nel passato erano occupate dall’industria ora in ritirata e quindi alla ridefinizione delle loro identità. Ma casi simili riguardano anche paesi emergenti e aree ex coloniali. In Italia sono certamente rappresentati, oltre che nelle periferie est e ovest di Napoli, a Milano, a Venezia, a Torino, a Genova, in ampie zone della Sardegna, dove i temi e i problemi ambientali nel senso più ampio si intrecciano a quelli dei nuovi urban studies


Roberta Garruccio