SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alpi di guerra Alpi di pace. Luoghi, volti e storie della Grande Guerra sulle Alpi

Stefano Ardito

Milano, Corbaccio, 265 pp., € 19,60 2014

Stefano Ardito, autore di guide di montagna e saggi di alpinismo, propone un’opera divisa in diciassette brevi sezioni dedicate alle imprese militari compiute da italiani e austriaci sulle vette dell’arco alpino orientale durante la Grande guerra. I nomi dei com￾battenti citati – perlopiù ufficiali e volontari – suonano senza dubbio familiari agli appas￾sionati di guerra sulle cime. Tra i più noti spiccano Paolo Monelli, Cesare Battisti, Italo Lunelli e Arnaldo Berni per parte italiana; Sepp Innerkofler, Julius Kugy, Fritz Weber e Günther Langes per parte austro-ungarica. I loro scritti epistolari e memorialistici, l’intra￾prendenza alpinistico-militare derivata da un’assidua frequentazione delle vette in tempo di pace (Monelli era socio della sezione universitaria del Club alpino italiano; Innerkofler era una guida alpina e un gestore di rifugi per conto del Deutscher und Österreichischer Alpenverein), e – nei casi di Battisti, Berni e Innerkofler – la morte sublimata in sacrificio per la patria, favorirono il sedimentarsi di una memoria del conflitto in montagna – e in particolare della «guerra bianca», combattuta a quote superiori ai 3.000 metri – incardi￾nata sull’enfatizzazione delle imprese valorose e dei gesti altruistici di alpini e Kaiserjäger (i cacciatori imperiali austriaci). In Monelli affiora, d’altro canto, l’orrore dei massacri della battaglia dell’Ortigara. L’a. opportunamente contestualizza le testimonianze facendo riferimento al clima prebellico – contrassegnato da un’aspra contesa tra i sodalizi alpinistici per il controllo delle montagne di confine – e al peso determinante nelle biografie dei combattenti della passione per scalate ed escursioni, come evidenziato a suo tempo da Alessandro Pastore in Alpinismo e storia d’Italia (Bologna, il Mulino, 2003). Sul piano delle motivazioni perso￾nali, è significativo constatare come per una parte influente degli alpinisti l’impegno pro￾fuso in questa pratica fosse considerato, ben prima dello scoppio delle ostilità, alla stregua di un addestramento militare volontario. Emerge altresì, accanto all’aura romantica, il carattere prepotentemente tecnologico della guerra in montagna. Gli eserciti polverizza￾rono i capisaldi nemici attestati sulle vette con mine sotterranee che alterarono per sempre gli scenari naturali delle Alpi. L’a. si concentra su capolavori d’ingegneria militare come la strada delle 52 gallerie sul Pasubio e la «città di ghiaccio» della Marmolada. Vie ferrate, gallerie e ridotte d’alta quota sono oggi curate da associazioni e volontari che diffondono, tramite l’allestimento di piccoli musei sparsi e di itinerari storico-escursionistici, una cul￾tura della pace fondata sul ricordo di ciò che non deve più accadere. Più che agli studiosi, questo libro si rivolge a un pubblico di curiosi delle vicende che – tra eroismi di alcuni e strage di molti – fecero delle Alpi orientali un sacrario a cielo aperto: ciò non cancella il disappunto per la mancanza di un apparato di note, della bi￾bliografia finale e di un indice dei nomi


Andrea Zaffonato