SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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?La repubblica necessaria?. Il fascismo repubblicano a Roma

Amedeo Osti Guerrazzi

Milano, Franco Angeli, pp. 173, euro 18,00 2004

L'interesse dell'autore si appunta sulla storia del fascismo repubblicano nella capitale: il luogo simbolo dell'Italia fascista e imperiale, escluso per ragioni politico-strategiche dal ruolo di centro della Repubblica, vede accamparsi nel suo seno un personale politico tra i meno commendevoli dell'intera vicenda dell'Italia fascista repubblicana. La vicenda della ?Banda Pollastrini? ? precoce segnale di un costume brigantesco nei confronti dell'ordine pubblico e dell'intera cittadinanza ? connota nella storiografia, nella memoria, nella conoscenza comune tutto il carattere del fascismo romano dopo l'8 settembre 1943. Amedeo Osti Guerrazzi si impegna nel tentativo di andare più a fondo e di portare alla luce ideologia cultura stati d'animo di questo mondo difficile da identificare e da riconoscere. La ricerca negli archivi e nella stampa locale consente tuttavia a Osti Guerrazzi di andare oltre il luogo comune e l'immagine consolidata. Roma fascista non è un'eccezione rispetto alla restante ?Italia del Duce?: antisemita e subordinata ai tedeschi, tormentata dalla carenza di risorse di ogni genere, indifesa rispetto a tutte le traversie della guerra. I fascisti repubblicani portano anche nell'Urbe il loro costume rissoso e prevaricatore. Sotto l'egida ? è bene notarlo ? delle più alte gerarchie del Partito. Inutilmente fin dal novembre Buffarini Guidi mette in guardia verso il pericolo delle azioni di polizia promosse dalla Federazione fascista senza tener conto dell'esistenza della Polizia di Stato. Il parametro della legalità (sia pur solo formale) è costituzionalmente estraneo alla cultura del nuovo fascismo, sensibile solo all'appello squadrista, restauratore dei valori nazionali e guerrieri. In questo quadro Osti Guerrazzi è in grado di collocare la violenza dispiegata e la crudeltà in una veste ?razionale?, la sua ricostruzione degli orrori si sottrae alla funzione deprecatoria e autoassolutoria di quanti si ostinano a vedere nelle vicende dell'ultimo fascismo solo aspetti di devianza patologica. Riescono a diventare componente riconoscibile della storia dell'Italia del Novecento, elemento di una delle identità nazionali con cui è necessario confrontarsi. E infine c'è anche il fascismo conciliatore e pieno di buon senso, che cerca mediazioni ? non sempre nettamente definibili ? con l'altra Italia, quella antifascista. È la posizione ad esempio di Bruno Spampanato: debole tuttavia di fronte alle richieste tedesche (come quando si piegò a denunciare i tipografi del «Messaggero» che avevano scioperato) e soprattutto orientato sì alla conciliazione nazionale, all'unione di tutti gli italiani; ma solo a condizione che ciò comportasse la scelta di combattere a fianco dei camerati germanici. È questo il limite di tutte le proposte di pacificazione avanzate dai ?moderati? della Repubblica, e su cui in sostanza poco si riflette. Il lavoro di Osti Guerrazzi ha anche il merito di farci percepire con nettezza questo discrimine.


Luigi Ganapini