SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il giusto prezzo. Storia della cooperazione di consumo in area adriatica (1861-1974),

Andrea Baravelli

Bologna, il Mulino, 356 pp., euro 20,00 2008

Questo libro rappresenta il proseguimento del progetto di mappatura delle esperienze cooperativistiche italiane intrapreso da tempo da vari studiosi, i cui risultati sono confluiti in monografie autonome oppure, come in questo caso, in volumi all’interno di una collana dedicata.Il volume di Baravelli ricostruisce l’esperienza della cooperazione di consumo, allargando in realtà lo sguardo al fenomeno cooperativo nel suo complesso, nell’area adriatica, dalle origini del movimento fino agli anni ’70 (con maggiore ricchezza fino agli ’60). Una prima caratteristica dello studio è l’attenzione riservata alle specificità locali, che ci accompagnano nel percorso cronologico, mostrando significative differenze e caratterizzazioni storico-geografiche tra Bologna, la Romagna, le Marche, l’Abruzzo, il Veneto. Accanto alla descrizione dello sviluppo in corso (che vede ad esempio nel periodo pionieristico le cooperative assumere progressivamente una diversa identità rispetto ai sodalizi mutualistici), è opportunamente richiamato il dibattito contemporaneo sulle finalità e le diverse caratteristiche della cooperazione italiana rispetto al modello «originale» dei pionieri di Rochdale: troppo lontane erano le condizioni di vita materiali dei lavoratori italiani, che guardavano alla cooperazione, soprattutto a quella di consumo, come a un mezzo per sopravvivere e integrare la loro poverissima dieta: «In sostanza, non si trattava tanto di stimolare la propensione al risparmio dei lavoratori italiani quanto piuttosto di aiutarli a sopravvivere durante i più duri periodi di crisi» (p. 94).Molto interessante è l’analisi del periodo successivo, che l’a. legge con originalità, ad esempio quando vede nella Grande guerra un momento di sviluppo e di consolidamento in vista della crescita futura, e quando analizza l’impatto del movimento fascista sulla cooperazione. Pur non minimizzando gli atti di violenza subiti dalle cooperative in tutto il paese (anzi, mostrando come questi siano stati sottostimati), l’a. delinea una politica molto più ambigua e sottile da parte del regime. Esso infatti sfruttò divisioni e vecchi rancori per dividere il movimento, affiancò all’azione squadrista quella amministrativa (ad esempio commissariando le cooperative e poi sostituendone i dirigenti) e anche quella economica, per sfruttare a suo vantaggio il radicamento del movimento, ponendo tuttavia indirettamente alcune basi per lo sviluppo successivo. Ugualmente del periodo repubblicano si ricordano i tanti lati positivi della crescita, ma anche le drammatiche divisioni politiche, sociali e regionalistiche interne al movimento, fino a trattare brevemente delle grandi trasformazioni degli anni ’70, quando si assiste alla formazione di grandi enti in grado di confrontarsi con successo su un mercato competitivo.Il libro, basato essenzialmente su materiali bibliografici, lo spoglio di riviste specializzate e documenti d’archivio, appare completo e ben costruito e, come detto, non privo di riletture originali. Un altro utilissimo tassello, dunque, del quadro sul ruolo sociale, economico e politico svolto dalla cooperazione in Italia.


Emanuela Scarpellini