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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Rivoluzione conservatrice e fascino ambiguo della tecnica. Ernst Jünger nella Germania weimariana: 1920-1932

Andrea Benedetti

Bologna, Pendragon, 360 pp., euro 18,00 2008

Approfondendo una porzione significativa di quel vasto ed eterogeneo fenomeno culturale e politico che rientra comunemente sotto il nome di Konservative Revolution, il lavoro del giovane studioso, attualmente docente a contratto per i corsi di Letteratura tedesca contemporanea presso l'Università della Calabria e l'Università di Urbino, analizza con accuratezza e originalità la complessa figura di Ernst Jünger attraverso una parabola tematica che, nel corso di un lacerante confronto con le aporie di una modernità pienamente dispiegatasi nelle trincee della Grande guerra, si compie con l'evocazione della figura del Frontsoldat prima, dello Arbeiter poi.Collocandone l'opera nel quadro specifico della Literarische Moderne, cioè dell'avanguardismo letterario degli anni '20, l'a. riesce a mantenersi distante sia dalle interpretazioni agiografiche, sia dalle più banali semplificazioni ideologiche, a mettere in luce le ambiguità e le discontinuità insite nel progetto jüngeriano di addivenire a una sintesi tra arte, politica ed esperienza auto-biografica e, soprattutto, a fornire un'interpretazione suggestiva, secondo cui la riflessione jüngeriana sulla tecnica e sulla guerra ? intese come manifestazioni specifiche della modernità ? sarebbe da intendersi alla luce di un più complesso programma di «oltrepassamento», e quindi di superamento rivoluzionario, della realtà e del vecchio mondo borghese.Nonostante gli indubbi meriti, tra cui rientrano la scrupolosità filologica, il continuo confronto critico con gli scritti ? editi e soprattutto inediti ? di Jünger e la non comune capacità di approfondimento analitico, che rivelano tutta la serietà degli studi compiuti dall'a., il volume stenta tuttavia a trovare un proprio asse, finendo per disattendere, soprattutto sotto il profilo espositivo, molte delle attese inizialmente suscitate. Anzitutto, privilegiando una prospettiva eminentemente letteraria, nell'economia complessiva del volume manca una circostanziata contestualizzazione storica della figura di Jünger: senza dubbio l'intento dell'a. non è stato quello di scrivere una biografia intellettuale dello scrittore tedesco e tantomeno quello di ripercorrere, sotto il profilo politico-culturale, il fenomeno della Konservative Revolution, tuttavia, anche solo per venire incontro ai non specialisti, sarebbe stato opportuno prestare una maggiore attenzione alla prospettiva storica, che risulta invece del tutto schiacciata dal pur lodevole proposito di riconsiderare in chiave estetica l'intero primo periodo della produzione letteraria di Jünger. A prescindere dai limiti di un'eccessiva ridondanza espressiva, che, riecheggiando la pesantezza di certa letteratura scientifica tipicamente tedesca, si traduce in un'esposizione criptica e involuta, il difetto maggiore risiede poi nell'organizzazione stessa del testo, il quale, articolato in un'infinità di capitoli e sottocapitoli, finisce spesso per disorientare e per rendere disomogenea la ricostruzione delle diverse fasi dell'opera di Jünger. Un simile lavoro, basato su così serie e attente analisi, avrebbe meritato forse tempi maggiori di rielaborazione.


Federico Trocini