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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'italianizzazione imperfetta. L'amministrazione pubblica dell'Alto Adige tra Italia liberale e fascismo

Andrea Di Michele

Prefazione di Nicola Tranfaglia, Alessandria, Edizioni dell'Orso, pp. 420, euro 2003

Minoranze, pubblica amministrazione, fascismo. Quali le dipendenze, i legami, le lacune, le difficoltà. Di Michele spiega il caso dell'Alto Adige a partire dall'ingresso delle truppe italiane a Trento, il 3 novembre 1918, quando il generale Pecori Giraldi fu nominato ?governatore militare di Trento, con poteri di governo e di amministrazione provvisoria sul Trentino, l'Alto Adige e l'Ampezzano?. L'analisi comprende un utile confronto tra istanze burocratiche dovute al regime d'occupazione militare, amministrazione civile ordinaria tardo liberale e politiche fasciste. Le fonti sono quasi sempre di prima mano, consultati i fondi della Presidenza del Consiglio dei ministri, del Ministero dell'Interno e del PNF, oltre agli archivi storici locali. Nonostante la complessità dei nessi burocratici esposti, comunque, il testo risulta di piacevole lettura. Ne emerge un'amministrazione militare attenta a non nuocere alle trattative diplomatiche in atto: ?oltrepassare i limiti posti dall'armistizio e dalle convenzioni internazionali sarebbe stato [...] contrario agli interessi nazionali? (p. 21); il piano era l'italianizzazione pacifica per le nuove genti. La classe dirigente liberale, poi, poco avvezza ai problemi delle minoranze, dovette gestire cittadini che, come sottolinea Tranfaglia nella Prefazione, si ritrovarono in un contesto storico agitato e del tutto estraneo alle proprie tradizioni; il clero locale certo non aiutò: esemplificativo l'episodio del parroco di Funes che rifiutava l'ora solare e minacciava di umiliare in chiesa le donne che avessero flirtato con italiani (p. 50). Col fascismo il programma ufficiale fu, come noto, l'italianizzazione della popolazione tedesca: i Provvedimenti per l'Alto Adige del nazionalista Ettore Tolomei, approvati dal Gran Consiglio del Fascismo, ne costituirono la base; con la creazione della zona industriale di Bolzano avvenne un'ampia modifica della struttura del capoluogo, ma il duce non riuscì a scalfire la forza germanofona in Alto Adige, mostrando un'evidente inabilità nel plasmare una classe dirigente di lingua italiana. Inoltre conflitti di competenze tra governo fascista e Ragioneria generale dello Stato, che fissava peso e utilità di ogni singolo provvedimento, crearono una tacita interferenza politica. Concludendo con l'autore, ?il progetto di trasformare il carattere nazionale della popolazione sudtirolese fallì miseramente. Ciò anche a causa delle modalità dell'intervento fascista che [...] non faceva che aumentare il divario tra l'Italia e la popolazione locale, rafforzandone l'atteggiamento di chiusura ed il sentimento identitario e sortendo in questo modo l'effetto contrario a quello desiderato? (p. 406). Siamo di certo ?un passo oltre la storia della piccola patria sudtirolese?, citando il saggio di Mezzalira apparso in Identità e culture regionali. Germania e Italia a confronto curato da Cavazza e Jodler, in «Memoria e ricerca» III (1995): netto il superamento di quella forma di scrittura della storia tendente alla giustificazione del proprio gruppo etnico che ha contraddistinto troppa storiografia sudtirolese.


Vanja Zappetti