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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il paese che si muove. Le ferrovie in Italia fra '800 e '900

Andrea Giuntini

Milano, Franco Angeli, pp. 224, euro 17,56 2001

Il volume è un raccolta di saggi sul sistema dei trasporti ferroviario italiano tra Otto e Novecento. Nella Introduzione lo stesso autore ci invita a non chiedere al libro una linea interpretativa forte sul tema proposto; si tratta piuttosto di una sorta di summa della produzione storiografica sull'argomento. Lavoro in effetti improbo vista la mole di saggi, volumi, atti di convegni e quant'altro venuti alla luce. Il tema è infatti centrale per la storia economica e non solo economica degli ultimi due secoli. Giuntini guarda alla storia delle ferrovie italiane tenendo presente il contesto storiografico assai complesso in cui essa si inserisce. Il primo problema che il libro pone riguarda senz'altro il reperimento delle fonti documentarie in quanto gli archivi delle società ferroviarie private non sono stati recuperati e per quanto riguarda la società delle Ferrovie dello Stato l'unico archivio oggi aperto alla consultazione degli studiosi è quello del Consiglio di Amministrazione oltre all'archivio del Materiale e Trazione di Firenze che però conserva disegni e non documenti. Giuntini passa dunque in rassegna la notevole bibliografia sull'argomento proponendoci alcune interessanti problematiche che, pur essendo state già affrontate in saggi italiani e stranieri, meriterebbero un'analisi più approfondita: lo studio delle reti di trasporto e di come esse hanno mutato la percezione dello spazio e allo stesso tempo di come esse hanno creato uno spazio economico italiano; il ruolo della tecnologia nella realizzazione di linee ferroviarie nel valicare e traforare montagne; l'importanza delle ferrovie nella creazione di una gerarchia territoriale tra città e campagna; l'impatto sulle differenti realtà economiche; ed infine il gioco politico innescato dalle costruzioni delle ferroviarie nella società locale. Il libro si muove anche su una linea diacronica che va dalla statizzazione del 1905 fino alla costruzione delle prime linee dell'Alta velocità dei giorni nostri. L'assunzione da parte dello Stato comportò per la leva dei tecnici messi a dirigere la nuova azienda pubblica la risoluzione di una serie di problemi tecnici per la nuova società pubblica che andavano dall'ammodernamento del materiale rotabile e delle reti alla elettrificazione della rete ferroviaria. Durante il periodo fascista, dopo un tentativo di privatizzazione della società immediatamente fallito, si giunse finalmente alla costituzione di un Ministero delle Comunicazioni. Aveva così termine un dibattito iniziato in età giolittiana sull'opportunità di creare un ministero ad hoc per il settore dei trasporti di cui si era fatto principale propositore il primo direttore delle Ferrovie dello Stato Riccardo Bianchi. Tuttavia a fare le spese della fondazione del nuovo ministero fu proprio Bianchi al quale successe Raffaele de Cornè. In verità sembra che il libro ponga una serie di problemi storiografici importanti senza volerli risolvere ma per rimandarli ad una successiva ricerca di storia della ferrovie in Italia.


Pinella Di Gregorio