SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'Urss di Lenin e Stalin. Storia dell'Unione Sovietica, 1914-1945

Andrea Graziosi

Bologna, il Mulino, 630 pp., Euro 30,00 2007

Si sapeva che il dissolversi dell'URSS, e la contestuale e anche precedente caduta dei comunismi, avrebbe trasformato la lettura storiografica dell'intera parabola sovietica e persino della vicenda complessiva dell'intero '900, un secolo non riconducibile a una cronologia rigidamente definibile. Tanto più che l'apertura degli archivi sovietici e poi ex sovietici, iniziata per aspetti di primissimo piano (e sia pure in modo non ancora completo) già nella seconda metà degli anni '80, ha squarciato il velo imposto dal primato dell'ideologia e dall'invadenza pervasiva della storia politica propagandata, spesso in modo eguale e contrario, dai bolscevichi e dagli antibolscevichi.La narrazione di Andrea Graziosi - che in questo primo e straordinario volume giunge sino al 1945 - è il punto d'arrivo, allo stato attuale difficilmente superabile sul piano internazionale (e non solo italiano), della rilettura. Con esiti che si rivelano, e si riveleranno, irreversibili per chiunque si avventurerà in futuro su questi temi. Non si comincia del resto con il 1917 e neppure con il fatale 1914, ma con il 1861 e con la lunga, e da moltissimi incompresa, fase declinante dello zarismo. Al centro di una storia plurinazionale polimorfa vi sono così molti fattori, tra cui gli sbalzi demografici drammatici (condizionati dalla prima guerra mondiale, dalle guerre civili, dalla carestia del 1921-22, dall'industrializzazione forzata e dalla collettivizzazione delle campagne, dalla spaventosa e immane carestia indotta del 1932-33, dalla seconda guerra mondiale). E vi è poi la questione femminile, ampiamente sottovalutata sinora dalla storiografia; la questione delle abitazioni e la penalizzazione della classe operaia negli anni '30 per quel che riguarda gli esigui spazi concessi alle famiglie; e prima le rivoluzioni al plurale del 1917 (l'occidentalista di febbraio, il contropotere dei Soviet e soprattutto la sconfinata e irrefrenabile peregrinazione acquisitiva della componente contadina); il colpo di stato bolscevico che asseconda e poi soffoca il differenziatissimo, e non bolscevico, processo rivoluzionario del 1917. Emerge a questo punto, e Graziosi affronta la questione come nessuno prima, la lunghissima guerra contadina durata un quindicennio, ossia dal 1918 al 1933. La Russia zarista era stata del resto incapace, nella guerra, di nazionalizzare le masse contadine. Con la seconda guerra mondiale, e già prima di Stalingrado, toccò all'URSS tale compito, anche se la nazionalizzazione fu in moltissime circostanze una statalizzazione. Non mancano ovviamente, nel libro di Graziosi, i Soviet, l'energia bolscevica, il socialismo in un paese solo, la specificità dello stalinismo che si affermò disintegrando lo stesso partito bolscevico. Ma è una complessa società endoconflittuale che viene soprattutto messa in evidenza. All'interno di una logica dispotica, asiatica, brutale, ma non totalitaria. Graziosi ci conferma così, sul versante sovietico, che il totalitarismo non è mai esistito. È una parola degli antifascisti e un concetto dei filosofi della politica. Sono esistiti il fascismo, il nazismo, il comunismo bolscevico. Nel secondo volume vedremo l'apogeo e la lunga agonia di quest'ultimo.


Bruno Bongiovanni