SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Risparmio e credito in una regione di frontiera

Andrea Leonardi

Roma-Bari, Laterza, pp. VII-661, euro 36,15 2001

La storia della Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, descritta in questo libro, per un arco di tempo che va dagli inizi dell'800 a tutti gli anni settanta del secolo successivo, prima attraverso le vicende delle due Casse progenitrici e, poi, dal 1934, di quelle dell'istituto sorto dalla loro fusione, si inserisce in un ormai consolidato filone di storia bancaria particolarmente attento alle dinamiche del mercato del credito su scala locale. Il lavoro si segnala per una puntuale ricostruzione secondo i moduli della business history, applicati ad una impresa doppiamente atipica come è una azienda di credito, per giunta, istituzionalmente appesantita, nel caso delle Casse di Risparmio, da originari e mai contraddetti scopi filantropici. La consistente mole della documentazione contenuta nell'archivio dell'azienda, di cui l'autore ha piena contezza per averne curato l'inventariazione, e la efficace elaborazione dei dati di bilancio secondo indici sintetici ma esplicativi della gestione complessiva, propongono come tema centrale della ricerca la faticosa evoluzione delle Casse di Risparmio trentine da istituti animati inizialmente soltanto da scopi previdenziali a vere e proprie aziende di credito, in grado di interagire con l'economia locale. Questo processo, tuttavia, al di là di alcune osservazioni dell'autore, volte a riconoscere consapevolezze progressive all'operato degli amministratori degli istituti di credito, sembra invece determinato da una strategia difensiva degli equilibri gestionali consolidatisi nel tempo. Sotto tale profilo, l'analisi per via interna delle attività praticate dalle Casse di Risparmio trentine illumina l'incerto procedere di un più avanzato modello di fare banca, sottolineando la rigidità di un sistema che storicamente affidava la redditività della ingente raccolta di risparmio delle Casse agli investimenti in titoli pubblici e al finanziamento degli enti locali, principali azionisti di riferimento di simili esperienze ?bancarie?. È inevitabile che, in connessione di drammatiche crisi finanziarie, come quella seguita alla fine della prima guerra mondiale con la svalutazione della corona austriaca rispetto alla lira e il calo di rendimento del portafoglio dei titoli pubblici; o dell'inarrestabile e non contrastato indebitamento dei comuni, a ruota di costosi e non sempre sostenibili processi di modernizzazione urbana, la revisione delle tradizionali attività di investimento si imponga come una necessità per contrastare la crisi di fiducia dei risparmiatori e non come una autonoma scelta. Questi elementi, assunti come centrali nell'economia del lavoro, fanno velo, però, sugli esiti della forzata diversificazione degli impieghi, lasciando in ombra i destinatari dei nuovi impegni assunti dagli istituti di credito trentini in campo economico e sociale e non sufficientemente definite le strategie che in questa regione di frontiera, come in altre del paese, spingono dal basso verso la modernizzazione dei circuiti locali del credito.


Giuseppe Moricola