SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lo stalinismo

Andrea Romano

Milano, Bruno Mondadori, pp. 150, euro 10.50 2002

E' davvero incredibile la capacità con cui Andrea Romano riesce in questo breve volume dedicato allo stalinismo a sintetizzare, in poche pagine, i tratti salienti di un'esperienza e di un regime che hanno così a lungo segnato tutta la storia del Novecento. L'analisi scorre, serrata e cristallina, prendendo le mosse dai principali eventi che segnarono la storia russa della seconda metà dell'Ottocento, le sue tradizioni rivoluzionarie (da quella populista a quella marxista, divisa, dopo il 1903, nelle due correnti dei menscevichi e dei bolscevichi), sino agli esiti della rivoluzione di ottobre. Da essa prese avvio, come sottolinea l'autore, una vicenda, quella del bolscevismo al potere, segnata da un "percorso incerto e accidentato, che andò definendosi non sulla base di un piano preordinato, che non esisteva nemmeno nella testa di Stalin, ma lungo le risposte che di volta in volta furono date dal sistema sovietico di fronte agli snodi storici che si trovò ad affrontare. Il principale dei quali fu quello del potere" (p. 4). Alla luce di questa incertezza, che diventa criterio dominante dell'analisi interpretativa proposta da Romano, il lettore viene condotto attraverso tutti quei tragici eventi che segnarono la nascita e l'affermazione dello stalinismo inteso come "regime della sicurezza" e "dittatura dello sviluppo". La sicurezza fu garantita in primo luogo dalla soluzione definitiva del problema contadino che sin dal 1917 aveva costituito la spina nel fianco dei bolscevichi, con la decisione, presa nel 1930 dal vertice staliniano, di collettivizzare l'agricoltura; in secondo luogo dal continuo intreccio che si venne a creare in quegli anni tra repressione e mobilitazione delle masse, ovvero tra coercizione e consenso; e, infine, da una politica estera duttile e cangiante che consentì, soprattutto negli anni Trenta, apparenti repentini voltafaccia giudicati a Mosca più che legittimi dinanzi a un mondo capitalista indistintamente ostile. La "dittatura dello sviluppo" prese forma anch'essa a partire dagli anni Trenta e fu in questo caso portata a compimento attraverso l'uso di manodopera forzata nei campi di lavoro coatto, una meticolosa opera di disciplina imposta ai liberi lavoratori, ma anche la promessa dell'avanzamento sociale e il fascino del mito della modernizzazione del paese. La seconda guerra mondiale mise a nudo la debolezza di tutto ciò che il regime aveva creato negli anni precedenti sulla base di violenze e persecuzioni inaudite. Ma il carattere di sterminio impresso dai tedeschi all'operazione Barbarossa indusse a un'insperata mobilitazione nazionale che Stalin seppe abilmente strumentalizzare un'altra volta ancora al fine della sicurezza del proprio regime che rimase praticamente immutato, quanto a metodi di governo, sino alla sua morte nel 1953. La lettura di questo piccolo volume aiuta a comprendere quali furono le correnti politiche e culturali che animarono lo stalinismo e perché esso fu sino alla fine un regime che ottenne il consenso di milioni di persone. Con uno stile essenziale e piacevole del tutto invidiabile.


Elena Dundovich