SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Bettino Craxi, il socialismo europeo e il sistema internazionale

Andrea Spiri (a cura di)

Venezia, Marsilio, 226 pp., euro 15,00 2006

Il volume pubblica gli atti del convegno svoltosi a Milano nel gennaio 2005 su iniziativa della Fondazione Craxi. In esso sono analizzati particolarmente i momenti centrali della politica estera seguita da Bettino Craxi a partire dalla sua elezione a segretario del PSI nel 1976 fino alla fine del suo secondo governo (1987). Intanto bisogna ricordare che Craxi, nell'ambito della profonda svolta culturale operata all'interno del suo Partito, decise di accettare la logica attiva tra le due superpotenze e di adeguare, quindi, le proprie scelte a quelle che si presentavano come le condizioni di fatto. A tale proposito un primo segno in questa direzione lo diede sugli euromissili. E, così, quando tra la fine degli anni Settanta e i primi anni Ottanta, l'Europa si vide costretta ad adeguare il proprio arsenale in contrapposizione al rafforzamento sovietico, egli diede il suo appoggio, pur consapevole delle forti contrapposizioni pacifiste presenti all'interno della tradizione socialista e del suo Partito. La sua politica ebbe poi più concreti sviluppi negli anni di governo. Allora egli riuscì a manifestare, al tempo stesso, sia una leale amicizia nei confronti degli Stati Uniti, sia una indipendenza di giudizio. Le manifestazioni di questa sua indipendenza furono tante. Si ricorda spesso la crisi dell'Achille Lauro e l'episodio di Sigonella. Ma in quel caso Craxi seppe soprattutto imporre una precisa visione della situazione mediorientale ed una strategia critica nei confronti degli interventi americani che già in Libano avevano avuto esiti negativi. Nel caso dell'Achille Lauro egli seppe imporre all'amministrazione americana, che avrebbe voluto un intervento militare, una diplomazia che nei fatti permise di salvare gran parte delle vite umane. Il rilascio, infine, di alcuni leader palestinesi rientrò nel contesto dei patti che raggiunse con il presidente egiziano Mubarak. Il lavoro di Spiri porta molti risultati ad una ricerca che sostanzialmente è ancora in corso e, dopo il lavoro di Di Nolfo, aggiunge molte considerazioni rivelatrici. Sembra che alcuni punti fermi possano stabilirsi a proposito della politica filopalestinese del presidente socialista, che, soprattutto negli anni dei suoi governi, trovò in Giulio Andreotti, ministro degli Esteri, un prezioso alleato. Un altro dato certo risulta essere quello dello stretto legame in quegli anni tra politica internazionale e politica interna. «Vi sono fasi ? scrive Craveri ? in cui l'equilibrio internazionale è più o meno dato, altre in cui attraversa rapidi e profondi mutamenti, i cui effetti prima o poi non possono non rifrangersi sull'equilibrio interno, quale è appunto il caso del periodo che abbiamo preso ad analizzare» (pp. 95-96). Allora, e in particolar modo tra il 1979 e il 1983, gli equilibri tra i partiti socialisti europei e le ripercussioni sulla Democrazia cristiana trovarono una spiegazione proprio nelle scelte che vennero fatte nel campo occidentale.


Luigi Musella