SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un’impresa italiana nella Spagna di Franco. Il rapporto FIAT-SEAT dal 1950 al 1980,

Andrea Tappi

Perugia, Crace, 174 pp., euro 15,00 2008

Opera di genere storiografico ibrido, a metà tra storia d’impresa e storia del lavoro, e frutto della rielaborazione della tesi di dottorato dell’a., questo volume fornisce una ricostruzione delle vicende della Seat, la principale azienda automobilistica spagnola, e della sua pluridecennale collaborazione con la Fiat. L’intento dichiarato dall’a. nell’introduzione è quello di «tenere insieme la storia di impresa, del lavoro e del movimento sindacale» allo scopo di mostrare, da un lato, «l’assimilazione delle forme di organizzazione della produzione [della Seat] a quelle dell’impresa torinese», e dall’altro porre in evidenza «la forte influenza del contesto politico-sociale [del regime autocratico franchista] sulle relazioni sindacali, sulle modalità di gestione del personale e sulle forme di rappresentanza operaia e di contrattazione» (p. 17). Il principale asse analitico del libro risiede nella relazione tra l’evoluzione della organizzazione della produzione e l’articolazione delle relazioni industriali nella fabbrica Seat di Barcellona, sullo sfondo delle complesse «transizioni» vissute dall’economia spagnola tra gli anni ’50 e ’70 del secolo scorso: dall’autarchia all’apertura internazionale, dal dirigismo all’economia di mercato, dall’arretratezza alla convergenza con il resto d’ euro pa. Tre temi chiave s’intrecciano. In primo luogo, la forte «dipendenza» della Seat nei confronti della Fiat: una dipendenza non solo tecnologica, plasmata in una configurazione organizzativa della fabbrica catalana a immagine e somiglianza del compromesso fordista-sloanista raggiunto a Mirafiori; ma anche strategica, riflessa nella subordinazione dell’azienda spagnola nella scelta dei modelli da produrre (primo fra tutti la 600, artefice principale della incipiente motorizzazione di massa iberica) e nella mancanza di una autonoma strategia di espansione internazionale, conquistata a fatica dalla Seat solo sul finire degli anni ’60. In secondo luogo, il libro evidenzia la straordinaria ricettività mostrata dall’ambiente socio-politico spagnolo, improntato a una concezione fortemente gerarchica e militare dell’organizzazione del lavoro, nei confronti del vallettismo autoritario caratteristico delle relazioni industriali in Fiat. L’ultima parte si sofferma sull’evoluzione delle relazioni sindacali, dei conflitti aziendali e dei meccanismi retributivi sullo sfondo della crescente mobilitazione operaia caratteristica dell’ultima fase del franchismo. Ricco di rimandi alla letteratura internazionale sull’organizzazione produttiva dell’industria automobilistica e ai numerosi studi italiani sulla Fiat, il volume rappresenta un’opera ricca d’informazioni, ancorché piuttosto elusiva dal punto di vista concettuale e interpretativo (conformista risulta ad esempio l’interpretazizone à la Marx-cum-Braverman della frammentazione del lavoro e della «espropriazione» del controllo del processo produttivo da parte dei quadri intermedi a scapito degli operai, senza un’accurata riflessione sulle caratteristiche della forza lavoro spagnola in termini di capacitá professionali ed educazione).


Stefano Battilossi