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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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«la Repubblica». Un'idea dell'Italia (1976-2006)

Angelo Agostini

Bologna, il Mulino, pp. 170, euro 11,00 2005

È vero, come scrive l'autore nell'introduzione, che in questo libro non c'è ?la? storia de «la Repubblica»: c'è infatti ?una? storia del giornale fondato da Scalfari e il suo è uno dei molti modi possibili di affrontare la storia dei mass media. Agostini usa un approccio interdisciplinare fortemente debitore alla sociologia, ma attento all'analisi della tecnica giornalistica e compendiato da un efficace ? benché rapido ? profilo storico della testata, sullo sfondo delle trasformazioni italiane degli ultimi trent'anni. L'obiettivo del libro è ambizioso, forse un po' troppo per l'esiguo numero di pagine: capire in che modo «la Repubblica», che sin dall'inizio si dichiarava ?un giornale non neutrale?, abbia raccontato e interpretato la storia dell'Italia. L'analisi non si svolge seguendo un filo cronologico ma, dopo aver distinto cinque fasi nella vita del giornale, ha piuttosto un andamento tematico, dalla proprietà alla direzione, dalle caratteristiche dello stile giornalistico al ?modello Repubblica?, una ?formula? che a partire dagli anni '90 domina la stampa italiana. Secondo l'autore ?«la Repubblica» è oggi in Italia un'officina dell'identità per la sinistra incerta? (p. 107), una ?agenzia culturale? che ha da tempo superato la funzione tradizionale del quotidiano, registrare i fatti. È una trasformazione iniziata con il passaggio dal classico ?giornale registratore? al giornale che vuole ?ricostruire ogni giorno l'agenda quotidiana? (p. 64) e continuata poi, sotto la direzione di Ezio Mauro, con impercettibili ma costanti cambiamenti: oggi, infine, «la Repubblica» si presenta come uno specchio dell'identità, un luogo in cui i lettori possono ritrovare le proprie convinzioni politiche e culturali e, allo stesso tempo, gli strumenti con cui rinforzarle. Ne sono un esempio le innovazioni degli ultimi anni, dal Diario (una sorta di guida alle parole-chiave della contemporaneità) alle mappe di Ilvo Diamanti, dagli inserti sui viaggi alla Biblioteca di Repubblica che non è semplicemente uno strumento di marketing ma una ?differenziazione del prodotto editoriale? attraverso cui ?l'editoria giornalistica diventa editoria a tutto campo? (p. 79) con l'obiettivo di costruire una piattaforma culturale comune fra chi fa e chi legge il giornale. Agostini conia per questo composito gruppo il nome di ?Repubblicani?, una definizione che non indica solo lettori e giornalisti ma un insieme con un'identità comune ?che «la Repubblica» ha saputo portare nel tempo dal piano strettamente politico [?] al livello complesso e articolato [?] che appartiene ai consumi culturali di qualità? (p. 29). L'analisi di Agostini è vivace e ricca di spunti, la sua chiave di lettura stimolante, utile per comprendere il modo in cui i quotidiani stanno cambiando il proprio ruolo nell'universo mediatico. Il libro tuttavia appare un po' troppo rapido nel seguire il processo storico attraverso cui si è formata l'identità dei ?Repubblicani?, sacrificato a vantaggio di un'analisi molto schiacciata sul presente; cosicché il termine ?identità? svela il suo carattere di parola-chiave utile per tutte le serrature e l'?idea dell'Italia? a cui si fa riferimento nel titolo appare un po' troppo abbozzata e meritevole di nuove, più approfondite definizioni.


Andrea Sangiovanni