SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La Grande Guerra in Carnia. Nei diari parrocchiali e nei processi del Tribunale militare

Angelo Dreosti, Aldo Durì

Udine, Gaspari, 180 pp., euro 12,00 2006

Sentenze dei tribunali militari e diari storici parrocchiali sono le fonti utilizzate per esplorare l'esperienza di soldati e civili sul fronte montano della Carnia durante il primo conflitto mondiale. Nella prima parte del volume vengono opportunamente ripubblicati due articoli di Aldo Durì, editi nel 1986, per le riviste «Qualestoria» e «Almanacco Culturale della Carnia » incentrati sulla «caccia alle spie» attuata dalle autorità militari italiane all'inizio del conflitto e sull'attività del Tribunale militare di Tolmezzo. I due saggi, anche alla luce della recenti ricerche di Bianchi, Ellero, Milocco e Malni, mantengono la loro validità: l'analisi delle sentenze illustra la preconcetta ostilità dei comandi nei confronti delle popolazione carnica, la psicosi delle spie, la scarsa conoscenza delle caratteristiche socio-economiche della zona di confine: plurilinguismo ed emigrazione divennero per molti civili accuse di «collusione con il nemico». L'azione repressiva militare, specularmente, si rivolse anche contro i soldati: attraverso lo spoglio di 560 sentenze emesse nel 1916 viene dimostrato come, nonostante la relativa «tranquillità» del fronte carnico, i comandi dovettero reprimere duramente diserzioni (ben 31 per cento dei casi), insubordinazioni, autolesionismo e discorsi «disfattisti»; emergono dunque la mancanza di consenso e le divisioni tra ufficiali e reparti; l'episodio della «decimazione di Cercivento» viene inquadrato nella grave crisi che si verificò nell'estate del 1916, quando le violente azioni sul Pal Piccolo esasperarono i combattenti e la protesta si manifestò in forma collettiva. Il saggio inedito di Angelo Dreosti, seguendo le indicazioni di Viola e di Fabi, analizza invece i diari parrocchiali di alcuni paesi della Carnia. La narrazione procede in ordine cronologico e tematico: l'autore mette in luce la mobilitazione dei civili nei lavori logistici e la «decadenza morale» derivante dalla presenza militare. Fu l'occupazione austro-tedesca a decretare il ruolo cruciale dei parroci come mediatori tra occupanti e civili; spettatori e nel contempo protagonisti, i parroci descrivono la violenza e la durezza dell'occupazione, il clima di paura e di incertezza, le malattie e la morte; protagonista dei diari, segnala Dreosti, fu la «fame »: sin dal febbraio del 1918, infatti, la zona montana subì un blocco economico ed alimentare, tanto che la mortalità aumentò vertiginosamente e ricomparve la pellagra. In questo contesto drammatico, tra speranze e delusioni, i parroci si ersero a difensori delle comunità alpine, si attivarono per ricercare risorse alimentari o guidarono, come avvenne nel pese di Illeggio, la popolazione oltre le linee del Piave. Il lavoro di esplorazione, utile ma eccessivamente descrittivo, privo di annotazioni conclusive e di comparazioni con altri casi studiati, si configura come un buon punto di partenza per ulteriori indagini sull'occupazione austro-tedesca, in particolare il ruolo delle amministrazioni provvisorie, la condizione femminile, lo spirito pubblico e i rapporti tra civili ed occupanti.


Matteo Ermacora