SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Con la vanga e col moschetto. Ruralità, ruralismo e vita quotidiana nella RSI

Angelo Moioli (a cura di)

Venezia, Marsilio, XVIII-246 pp., euro 20,00 2006

Raccogliendo le riflessioni emerse dal Convegno di studi Agricoltura e vita quotidiana durante la RSI tenutosi a Salò nel 2004, questo volume affronta un tema relativamente poco esplorato; quasi tutti gli studi sull'agricoltura fascista si fermano infatti al 1939, mentre i tredici contributi raccolti in questo lavoro hanno l'indubbio merito di proseguire l'indagine oltre quella cesura storica, analizzando un periodo trascurato dalla storiografia. Di questi anni in cui «la questione agraria è divenuta principalmente questione alimentare» (p. X), vengono analizzati in primo luogo gli aspetti che riguardano l'economia di guerra e le sue ripercussioni sulla politica rurale e sulla vita nelle campagne. Su questi temi sono focalizzati i primi saggi, attenti a ricostruire i problemi del razionamento alimentare, le difficoltà dell'approvvigionamento e della distribuzione. Mentre la questione dei prezzi si fa sempre più delicata, incrementando un mercato nero spesso tacitamente tollerato, diventano più complessi i rapporti fra città e campagna, aggravati dalla presenza tedesca e da requisizioni e ammassi forzati. Al di là della contingenza bellica, pur senza prescinderne, l'analisi della politica agraria della RSI permette di individuare nelle strutture amministrative e nei tentativi di programmazione agricola non solo finalità economiche, ma anche intenti di riordino sociale. Sempre con un occhio rivolto a ciò che si era realizzato o teorizzato durante il regime, gli autori notano come durante la RSI il rifiuto del liberismo puro e la programmazione agricola trovassero i loro ispiratori non solo nella sinistra fascista che si rifaceva al primo squadrismo anti-proprietario, ma anche fra tecnocrati di formazione serpieriana del calibro di Tassinari e Albertario. Meglio si comprendono così le strutture politico-amministrative e le linee di riforma abortite tanto dall'ultimo fascismo, come il caso del progetto di riforma del latifondo siciliano, quanto dalla RSI, come i provvedimenti del ministro Moroni, volti a garantire un riequilibrio ? mai effettivamente realizzato ? fra offerta e domanda. Mentre perdono forza alcuni temi divenuti parole d'ordine negli anni Trenta ? primo fra tutti la bonifica integrale ? altri si impongono all'attenzione della dirigenza politica, come la socializzazione, peraltro fortemente ridimensionata nella sua portata ideologica dallo stesso Pavolini. Di particolare interesse l'ultima sezione, dedicata alle condizioni delle campagne durante la Resistenza. Sia per la focalizzazione su significative realtà locali, come il milanese e il ferrarese, sia per l'indagine critica dell'antifascismo contadino, definito un «antifascismo senza resistenza» (p. 197), questi saggi propongono una problematizzazione del rapporto fra fascismo, campagne e Resistenza, evidenziando il ruolo delle donne e la forza dell'organizzazione corporativa in periferia. Da rimarcare è infine la ricchezza della documentazione utilizzata: fonti d'archivio, atti, relazioni e verbali ufficiali, ma anche cronache di parroci e carteggi inediti che danno voce a un universo contadino la cui resistenza si interseca con la secolare lotta per la sopravvivenza.


Matteo Baragli