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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Ernesto Ruffini, Cardinale arcivescovo di Palermo (1946-1967)

Angelo Romano

Presentazione di Andrea Riccardi, Caltanissetta-Roma, Salvatore Sciascia editore 2002

L'autore rielabora in questo volume la propria tesi di dottorato offrendoci una poderosa ricerca su Ernesto Ruffini, ?uno dei cardinali più citati e meno conosciuti del Novecento? (p. 611). Il libro è costruito in massima parte sulle carte del fondo Ruffini conservate presso l'archivio storico diocesano, e messe per la prima volta a disposizione di uno studioso. Romano sfrutta abilmente questo privilegio, e ci consegna una ricostruzione a tutto tondo della figura del cardinale, ben intrecciata con le dinamiche religiose, politiche e sociali: come scrive Riccardi, l'autore ?non ha paura di parlare di politica, mafia, economia, problemi internazionali, potere civile, ma [?] non riduce la dimensione pastorale, ecclesiastica ed ecclesiale solo a questi aspetti o a mero supporto di essi? (p. 10). Nato il 18 gennaio 1888 a S. Benedetto Po, in provincia di Mantova, Ruffini studia nel locale seminario negli anni della temperie antimodernista, e nel 1910 si trasferisce a Roma dove completa il proprio cursus studiorum sotto la direzione spirituale di mons. Tarozzi. L'austerità della condotta personale, il culto dell'obbedienza e della gerarchia, il carattere zelante, la fedeltà alla tradizione tridentina definiscono sin dagli anni della formazione una personalità perfettamente calata nel solco della tradizione ?intransigente?. Dopo aver lavorato a Roma sia con Pio XI che con Pio XII, Ruffini viene nominato arcivescovo di Palermo nel 1946, dove rimane per oltre vent'anni (muore l'11 giugno 1967). Romano ricostruisce in sequenza le varie tappe dell'impegno palermitano, ed individua nella dialettica tra le immutabili concezioni ecclesiologiche e teologiche di Ruffini (la chiesa come societas perfecta e columnas veritatis; l'obbedienza come principio di ordine e simbiosi tra guida episcopale e laicato; l'adesione alla ?ideologia del Sant'Uffizio? nella lotta a tutto campo contro il laicismo ed il comunismo) ed i rapidi cambiamenti della società e del sistema politico siciliano (dai governi di Unità nazionale alla nascita dell'Autonomia regionale; dalla DC simbiotica con le strutture ecclesiastiche al distacco negli anni della svolta di Fanfani; dalla riforma agraria al dinamismo economico e produttiva del quinquennio 1955-1960, dal milazzismo al centro-sinistra) il vero limite dell'azione del cardinale. Un limite che lo porta anche a sottovalutare a più riprese l'emergenza mafiosa e le sue manifestazioni (pp. 443- 87). Ma l'autore tratteggia un profilo davvero molto ben articolato di Ruffini, soffermandosi ampiamente anche sul suo impegno nelle opere ed iniziative sociali, sulla dimensione pastorale del suo ministero, sulla sintonia crescente con la tradizionale pietas religiosa dell'isola, sulla sua straordinaria ? ancorché arroccata su posizioni conservatrici ? esperienza conciliare. Ed alla fine il libro travalica in quantità e qualità di analisi i tradizionali confini del genere biografico, arrecando un contributo importante per la comprensione dell'intera storia della Sicilia nel primo ventennio repubblicano.


Gianluca Fulvetti