SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La seduzione totalitaria. Guerra, modernità, violenza politica (1914-1918)

Angelo Ventrone

Roma, Donzelli, pp. XVI-288, euro 24,00 2003

Già autore di studi sull'identità nazionale alla caduta del regime, l'autore affronta in questo volume l'origine nel nostro paese della mentalità eversiva e totalitaria, origine che l'autore colloca, come indica il titolo, negli anni della Prima Guerra mondiale. Più precisamente, fu il movimento interventista che, nella sua aspirazione ad ?assolutizzare? i valori patriottici, fornì le basi ideologiche al futuro fascismo. L'asse del volume verte dunque sulla continuità tra l'interventismo bellico e il fascismo: tesi non nuova, ma certamente, come ricorda l'autore, non accettata da tutta la storiografia. È perciò benvenuto questo volume, che attraverso l'indagine di archivio e un'intelligente riscoperta di fonti coeve, mostra al lettore come caratteri totalitari ? anzi, addirittura fondamentalisti ? fossero intrinseci alla concezione nazional-patriottica dell'interventismo di destra e di sinistra, le cui due anime si fusero assai precocemente. Un volume di storia delle idee e delle concezioni politiche, dunque, che prendendo spunto dagli scritti di Mosse e di Emilio Gentile, traccia un quadro esauriente e inconfutabile della deriva ideologica di larga parte del mondo politico e culturale italiano. La nuova concezione politica ? fondata sul principio della subordinazione dell'individuo alla totalità, rappresentata dalla nazione (una sorta di ?fratellanza gerarchica?), sul controllo incondizionato della vita civile (con la concessione dei diritti di cittadinanza solo a quanti accettassero la assoluta supremazia dell'?interesse nazionale?), sulla delegittimazione e demonizzazione degli avversari ? trova la sua origine, secondo l'autore, nella crisi delle identità nazionali e nell'ansia di definirne delle nuove da parte delle giovani generazioni, più di altre esposte al disorientamento prodotto dalle dinamiche della modernità, sopraggiunte anche in Italia con l'inizio del secolo. E su come la crisi sfociasse nell'aspirazione a un'azione bellica rigeneratrice, l'autore dedica le molte interessanti pagine del primo capitolo. I capitoli successivi sono rivolti all'azione delle organizzazioni interventiste, in un lodevole sforzo di ricostruzione della mobilitazione politica ?dal basso? (qui forse l'autore avrebbe dovuto dedicare più spazio alla mobilitazione della società civile ? su cui ha fornito, tra i vari altri, pagine illuminanti Andrea Fava ?, e al suo rapporto stretto con il movimento interventista); alla demonizzazione del nemico, sia esterno ? individuato soprattutto nella Germania ?, sia ?interno?, rappresentato dai pacifisti (soprattutto i socialisti) e dai ?non sufficientemente patriottici? (interessanti ed inedite le pagine sul razzismo antigermanico, che fa uso degli stessi argomenti di quello francese, compresa l'accusa rivolta ai tedeschi di essere geneticamente maleodoranti); alla teorizzazione e messa in atto di nuovi strumenti della politica ? dalla delazione ad atti di violenza contro gli avversari, alla elaborazione di progetti eversivi ?, che prefigurano le future strategie delle squadre d'azione.


Giovanna Procacci