SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Da Franco a Zapatero. La Spagna dalla periferia al cuore dell'Europa

Anna Bosco

Bologna, il Mulino, pp. 238, euro 12,50 2005

Non è facile trovare nel panorama editoriale italiano libri che uniscono rigore, chiarezza espositiva e utilità come avviene nel caso del volume che Anna Bosco ha dedicato al sistema politico spagnolo e alla sua evoluzione nel trentennio democratico seguito alla morte di Franco. Non una ricostruzione storiografica, ma politologica, assai attenta però al quadro storico complessivo, che rivela sicurezza nella narrazione degli avvenimenti, costante attenzione sia al dibattito storiografico che politologico, pacatezza ed equilibrio nei giudizi. Il volume è articolato in sette capitoli che intrecciano fin dove è possibile l'andamento cronologico con quello tematico. Essi trattano nell'ordine: della transizione (che, seguendo Morlino, l'autrice fa concludere nel 1977, con le prime elezioni democratiche) e dei suoi principali protagonisti; dell'edificio istituzionale e dei motivi della grande stabilità dei governi spagnoli (soltanto nove in trent'anni), fatta risalire alla preminenza del presidente del governo, al predominio dell'esecutivo sul Parlamento e al sistema elettorale che, pur formalmente proporzionale, premia di fatto i partiti maggiori, costituendo un deterrente alla frammentazione partitica; degli attori del gioco politico, cioè elettori e partiti (a uno studio comparato sull'evoluzione dei partiti comunisti in Italia, Spagna e Portogallo, la Bosco aveva dedicato un precedente lavoro, uscito nel 2000); dell'organizzazione territoriale dello Stato per Comunità autonome e della loro asimmetrica evoluzione; del nodo basco e della sfida dell'ETA; delle traversie in casa socialista fino all'elezione, nel Congresso del PSOE del luglio 2000, del nuovo leader José Luis Rodríguez Zapatero, del cui governo si seguono poi i primi passi nell'ultimo capitolo che si apre con la campagna elettorale del 2004. In questo contesto l'autrice ridimensiona il peso che gli attentati dell'11 marzo ebbero sulle elezioni che poche ore dopo decretarono il successo del candidato socialista, prendendo le distanze dalle interpretazioni che più hanno fatto leva sull'impatto emotivo degli attentati. Di tutto il saggio, non convince un solo passaggio. Quello secondo cui con l'avvento della guerra fredda Franco sarebbe stato costretto a ?una radicale trasformazione del proprio regime? (p. 13), che già nella pagina successiva, però, pare ridimensionarsi a una ?non facile metamorfosi? (p. 14). Si trattò in realtà di un cambiamento di facciata e d'immagine. Di pelle, se si preferisce. E anche di collocazione internazionale. Ma non si ebbe nessuna trasformazione radicale del regime, nel quale gli aspetti di continuità prevalsero indiscutibilmente, ben oltre l'indubbia cesura rappresentata dal 1945, fino all'anno dopo la morte del suo eroe eponimo. Altro sono i cambiamenti che intervennero nella società spagnola. In particolare negli anni Sessanta e nonostante l'ingessatura rappresentata dal franchismo. Ma di questo l'autrice del bel volume è del tutto convinta e l'accordo del recensore non potrebbe essere più totale.


Alfonso Botti