SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Donne per la pace. Maria Bajocco Remiddi e l'Associazione internazionale madri unite per la pace nell'Italia della guerra fredda

Anna Scarantino

Milano, FrancoAngeli, 393 pp., euro 25,00 2006

Solo pochi anni fa Simonetta Soldani (L'incerto profilo degli studi di storia contemporanea, in A che punto è la storia delle donne in Italia, a cura di A. Rossi-Doria, Roma, Viella, 2003) sottolineava quanto poco la storia delle donne italiana si fosse concentrata sul secondo dopoguerra, così come sull'associazionismo politico femminile. Proprio di questa complessa fase storica e di un gruppo di donne prevalentemente di piccola borghesia, modesto in ampiezza ma assai motivato, si occupa Anna Scarantino nel suo volume sull'Associazione internazionale madri unite per la pace (AIMU) dalla sua creazione, nel 1946, al 1957, quando divenne la sezione italiana della Women's International League for Peace and Freedom. Nella sua narrazione, che si estende a periodi precedenti e successivi, ci sono interessanti tratti biografici ? come la figura di Maria Bajocco Remiddi ?, il senso profondo dell'importanza dei legami transnazionali e un'idea «ampia» di politica delle donne. Al di là delle appartenenze partitiche, quest'ultima si tradusse non soltanto nella volontà di individuare nuove forme di democrazia interna all'Associazione, ma anche nel tentativo di creare un'azione pacifista «trasversale», capace di incidere sulle scelte dei partiti e dei governi nel periodo in cui la divisione in due blocchi si consolidava, trasformandosi così in un programma politico. Il nuovo sentimento di piena cittadinanza dato dall'accesso al voto nel 1946, imponeva alle donne italiane nuove responsabilità e doveri, come quello ? sosteneva l'AIMU ? di partecipare agli affari mondiali. Il suo impegno per la risoluzione pacifica dei conflitti attraverso l'identificazione e l'eliminazione delle possibili cause di guerra si sarebbe accompagnato nel corso del tempo alla battaglia contro l'atomica e la pena di morte. Se, come sottolinea l'autrice, alla base dell'attivismo dell'Associazione era l'idea ottocentesca di una superiorità morale delle donne, alcune delle questioni da essa affrontate sono di struggente attualità: la valorizzazione dell'esperienza femminile come risorsa nella risoluzione dei conflitti attraverso la loro partecipazione ai processi decisionali a livello nazionale e internazionale; l'importanza di preparare l'infanzia all'azione per la pace; il rispetto per i diritti umani; il rafforzamento della capacità di mobilitazione delle donne e il contributo allo sviluppo della cooperazione politica, sociale ed economica tra i popoli. Per questo definire «ingenua» l'attività dell'AIMU ? come ha fatto una nota giornalista ? rispetto alle battaglie che le donne italiane nel secondo dopoguerra hanno condotto sul terreno dei diritti civili e sociali e della parità nel mercato del lavoro, non rende merito all'attività di una piccola associazione che, certo con molti limiti, ha posto con forza il problema del rapporto tra donne e pace. Proprio perché la ricerca mette in luce una quantità di aspetti diversi nel cercar di rispondere alla domanda «esiste un legame speciale tra le donne e la pace?» e proprio per l'attualità di questo quesito, la conclusione del libro, che riporta in primo piano il tema della maternità, non rende merito ad un lavoro ricco di stimoli.


Elisabetta Vezzosi