SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Un federalista giacobino. Ernesto Rossi pioniere degli Stati Uniti d'Europa

Antonella Braga

Bologna, il Mulino, 688 pp., Euro 46,00 2007

La figura di Ernesto Rossi solo ultimamente ha ricevuto l'attenzione che merita; una delle voci più taglienti nella critica del connubio tra fascismo e potentati industriali, un inesausto critico dei ritardi storici e culturali dell'Italia, un polemista straordinariamente efficace. Sul fronte della biografia, però, Rossi era rimasto a lungo ignorato, se si escludono un volume curato da Giuseppe Armani nel 1975, alcuni ricordi di Gian Paolo Nitti nello stesso periodo e qualche scritto di rievocazione sparso. Nel 1997 Giuseppe Fiori pubblicava con Einaudi un bellissimo libro su Rossi ma ancora mancava la biografia di tipo specialistico. Antonella Braga colma questa lacuna con il suo monumentale lavoro che comunque non arriva a coprire tutta la vita del personaggio fermandosi alla battaglia per la Comunità europea di difesa nel 1951-1954. Dal suo lavoro emerge chiaramente il ruolo decisivo di Rossi nella definizione delle prime ipotesi di studio del duo Ernesto Rossi-Altiero Spinelli sin dagli anni del confino: è Rossi a guidare Spinelli alla scoperta degli scrittori federalisti anglosassoni, fornendo all'amico i fondamentali studi dell'economista britannico Lionel Robbins, ed è Rossi ad avere l'idea di inserire nel Manifesto di Ventotene un programma di riforme di politica interna che ne faranno un vero e proprio programma di partito. Presa la decisione di fondare il Movimento federalista europeo nell'agosto 1943, Rossi e Spinelli si dirigono subito dopo in Svizzera, con l'intenzione di convocare una sorta di «Zimmerwald federalista» che riunisca tutte le tendenze federaliste ed europeiste che i due «sentono» essere esistenti negli altri paesi occupati.Braga descrive con efficacia il peso e il ruolo di Rossi durante l'esilio svizzero, mettendo in evidenza anche i primi contrasti tra i due sugli esiti del lavoro federalista. Il sodalizio non si rompe ma emerge la diversa natura del federalismo di Rossi e Spinelli: per Rossi esso non può essere disgiunto da una critica profonda e decisa delle forme che la vita politica italiana ha assunto prima e dopo il fascismo; la federazione europea è un aspetto irrinunciabile della lotta per la modernizzazione del sistema politico ed economico. Per Spinelli invece, che pure non è insensibile ai motivi polemici di Rossi, il federalismo è sostanzialmente un nuovo modo di pensare la politica, la battaglia centrale da condurre di fronte alla quale tutto passa in secondo piano. Si spiegano così le perplessità di Spinelli per l'acceso anticlericalismo di Rossi, per il suo anticomunismo che per Spinelli nel 1945 era «dannoso» agli interessi del federalismo e anche la critica del giacobinismo azionista di Rossi. Questo non impedì una lunga collaborazione che non a caso però si affievolì dopo la liberazione e dopo la sconfitta della CED, momento in cui Spinelli cerca nuove vie per l'azione federalista e Rossi rientra nell'agone politico nazionale.Il merito di Antonella Braga è quello di avere proposto, con un lavoro di ampio respiro e che si giova di un apparato di ricerche e documentazione impressionante, le coordinate essenziali del federalismo di Rossi, contribuendo a definirlo nel confronto ideale, inevitabile, con quello di Spinelli.


Piero S. Graglia