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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Parlamento e partiti in Italia. Una ricerca sulla classe politica italiana dalla I alla XIV Legislatura

Antonino Anastasi

Milano, Giuffrè, pp. VI-194, euro 15,00 2004

Partendo da un'analisi trasversale sugli studi, sia storici che politologici, inerenti agli attori e alle istituzioni dei sistemi politici contemporanei nonché alle loro interazioni, Anastasi ripercorre le dinamiche che hanno segnato la parabola ascendente e discendente del ruolo del Parlamento nel sistema politico dell'Italia repubblicana: dalla fase di consolidamento di quel ruolo centrale che la Costituzione aveva affidato all'organo rappresentativo per eccellenza, alla fase discendente segnata dal progressivo declino che la degenerazione dello Stato fondato sui partiti ha riflesso sullo stesso organo parlamentare. La costruzione di questo quadro d'insieme serve in realtà all'autore per proporre una serie di analisi, fatte partendo dalle biografie dei parlamentari della Repubblica edite da La Navicella, da cui emerge un interessante quadro della vita politica italiana tra la prima (1948) e la quattordicesima Legislatura (2001). Il lavoro ha richiesto, come Anastasi sottolinea, l'inserimento della biografia politica relativa a 78.000 nominativi tra eletti e candidati della Camera e 27.000 per il Senato. L'elaborazione di questo materiale ha prodotto una serie di primi risultati che costituiscono la parte centrale dello studio. Ricordiamo alcuni dei diversi spaccati qui tracciati. Un primo punto che viene sottolineato è il rapporto tra partiti stabili e liste che si presentano nelle quattordici tornate elettorali, dove la costante è data dalla numerosità delle liste che non scendono mai, in nessuna elezione per la Camera, al di sotto delle trecento unità (p. 60), nonostante che fino alla decima legislatura (1987) la concentrazione dei voti sui partiti costituzionali si attesti mediamente tra il 97 ed il 98 per cento. Un secondo punto che Anastasi focalizza è il turn over della classe parlamentare. Vediamo come negli anni del proporzionale (1948-1992) si sia radicata, appunto, l'usanza di ripresentare la propria candidatura. Ovviamente il cambio della legge elettorale segna una naturale inversione di tendenza che fa registrare un drastico calo di questa prassi. Elemento non privo di significato è poi, nella maggior parte dei casi, il binomio ricandidatura-rielezione del deputato uscente (tab. 2.5b, p. 73). Infine una serie di dati prodotti da Anastasi ci permettono di tracciare quello che potremmo definire una sorta di quadro prosopografico di deputati e senatori dell'Italia repubblicana a partire dall'età degli eletti, dal loro titolo di studio, dalla professione esercitata, ma soprattutto dal loro background politico a livello di partito (incarichi a livello locale, regionale, nazionale), come pure da quello istituzionale (consigliere comunale o provinciale, assessore, sindaco, presidente della giunta provinciale, consigliere regionale, assessore regionale, presidente della giunta regionale). È possibile dunque, partendo da questi dati, fare qualche ragionamento sull'apprentissage attraverso il quale i parlamentari hanno progressivamente acquisito quelle capacità che dovrebbero fare di loro degli uomini che vivono per la politica e non della politica.


Maria Serena Piretti