SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli orfani di Salò. Il «Sessantotto nero» dei giovani neofascisti del dopoguerra, 1945-1951,

Antonio Carioti

Milano, Mursia, 293 pp., euro 17,00 2008

Negli ultimi anni gli studi sulla destra italiana si sono particolarmente sviluppati segnando una tappa importante nell’analisi delle forze politiche del secondo dopoguerra. Fino a pochi anni fa, al di là dei lavori pionieristici e meritori di Ignazi e di Tarchi, ben poco vi era di riferimento storiografico su una destra che pagava una lunga fase di demonizzazione politica con una ancor più grave marginalizzazione storiografica.La ricerca di Carioti, studioso che da anni mostra un particolare interesse verso le vicende politiche e culturali della destra italiana, si sofferma su un aspetto assai importante nella storia missina, quella delle origini e dei primi sviluppi del movimento giovanile. Basandosi soprattutto su documentazione conservata presso l’Archivio centrale dello Stato e presso quelle istituzioni culturali che si sono assunte il compito di offrire agli studiosi le carte dei partiti della «prima Repubblica» (destra compresa), Carioti ha descritto con convincenti argomentazioni la nascita e i primi sviluppi delle organizzazioni giovanili del Msi, con il loro apparato di riti, di miti ma anche di cultura e di trasgressione.A coloro i quali avevano partecipato al crepuscolo del fascismo nella Rsi e a coloro i quali, invece, non avevano fatto in tempo «a perdere la guerra», il Msi offrì uno spazio significativo di lotta e di dibattito. Le lotte erano soprattutto quelle esterne sul problema di Trieste e sulla contestazione del trattato di pace che rendeva problematica la sorte della città giuliana e del confine orientale; ma importanti furono anche le lotte interne al partito: i giovani missini, prefigurando un Msi intransigentemente alternativo, contestavano chi puntava all’inserimento nell’area moderata e conservatrice e chi accettava - spesso obtorto collo - il Patto Atlantico.L’aspetto, e il merito, più significativo della ricerca di Carioti è quello di avere colto, nel «Sessantotto nero», una esigenza nuova da parte di una larga fetta della gioventù missina: quella di non accontentarsi più del nostalgismo fascista, così come veniva presentato nelle sezioni, ma di cercare nuovi punti di riferimento, più radicali, più strutturalmente solidi, più ideologicamente convincenti. La figura di Evola, in questo senso, è esemplare per la formazione di giovani come Erra, Accame, Gianfranceschi, Sterpa, Siena e di molti altri, i quali, pur seguendo poi percorsi differenti, iniziarono in quegli anni a dotare il Msi di una cultura diversa rispetto a quella tradizionale del bagaglio fascista. E, non a caso, del fascismo tentarono di assumere più le suggestioni del «movimento», secondo la nota distinzione defeliciana, sia a destra, sia a sinistra, che quelle del regime, accusato di compromessi con la Chiesa, con la grande industria e con la borghesia.Un progetto, quello dei giovani missini, che corre come un fiume carsico destinato a riemergere nei momenti nodali della storia del Partito, nella continua ricerca di un quid che qualifichi il neofascismo togliendolo dalle secche della nostalgia e dalle prospettive semplicemente moderate.


Giuseppe Parlato