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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Comunità operaie e sindacalismo. Città e culture del lavoro nell'esperienza britannica (1790-1920)

Antonio Famiglietti

Roma, Aracne, 337 pp., euro 19,00 2008

Il libro ripercorre la storia della classe operaia in Gran Bretagna dalla prima industrializzazione agli anni '20 del '900. La ricostruzione delle sue vicende, in quanto movimento popolare autonomo, passa per l'a. attraverso tre momenti fondamentali: la lunga incubazione della classe operaia, dalle insorgenze plebee di fine '700 fino all'affermazione del Cartismo nel decennio 1838-48; il riflusso che, dopo la sconfitta del suo primo movimento politico, essa vive lungo l'età vittoriana; infine la ripresa di un nuovo e più consolidato movimento nel primo ventennio del '900, già in parte delineatasi nelle ultime due decadi del secolo precedente. In ognuna di queste fasi si delinea un diverso modello di conflitto, sia sociale sia politico, in stretta relazione con le culture operaie dei diversi strati popolari in esse emergenti. L'approccio generale è storico-politico, ma filtrato attraverso le lenti della sociologia. Categorie come azione collettiva autonoma, logica dei movimenti sociali, o ciclo della protesta sono familiari all'a., come pure gli studi storiografici britannici in tema di movimento operaio e sindacale: non solo quella pietra miliare rappresentata The making of the English working class di E.P. Thompson, opera uscita nel 1963, ma il lungo dibattito ad essa seguito, la cui puntuale ricognizione costituisce uno, ma non l'unico, dei motivi d'interesse del libro. La coscienza di classe si struttura attraverso l'acquisizione di un'identità più ampia che va oltre quella del mestiere e che nel caso inglese si muove per Famiglietti attraverso i due poli opposti «della rispettabilità e della roughness all'interno della cultura popolare» (p. 119). Così, ad esempio, il Cartismo si associava al filoni della temperanza e dell'astinenza dall'alcool, mentre i calzolai, fortemente presenti nelle associazioni londinesi del movimento, erano famosi per la loro reputazione di ubriachezza e rissosità. Nella fase della ripresa, a partire dai primi anni del '900, una nuova consapevolezza della propria identità porta all'affermazione di un modello nazionale di classe operaia, favorita dalla standardizzazione delle sue condizioni di vita nelle realtà urbane: il berretto floscio diventa così l'icona dell'operaio britannico nel tempo dello svago, nella stessa epoca dentro la quale il calcio si afferma sempre più come sport e spettacolo proletario. Il libro non è attento solo agli aspetti materiali e simbolici della cultura operaia, ma ne indaga anche i risvolti politici, soprattutto in quella che, anche per la sua ampiezza, è forse la parte più interessante, relativa alla diffusione del socialismo tra la fine dell'800 e i primi vent'anni del '900 e che occupa due dei suoi sei capitoli. Attraverso l'esperienza dell'Independent Labour Party si getteranno le basi del laburismo sindacale e politico, che è la cifra del movimento operaio inglese, le cui stratificazioni interne, dalla critica neoromantica di William Morris al socialismo «etico» dei Webb, l'a. segue con minuzia.


Nino De Amicis