SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Riforma della pubblica amministrazione e decentramento. Province e prefetti dalla Liberazione alla Costituente

Antonio Fino

Galatina (Le), Congedo, pp. 169, euro 16,00 2004

Province e prefetti hanno vissuto momenti difficili nella storia italiana, caratterizzati da forti correnti abolizioniste. Sicuramente il periodo in cui il loro ruolo fu messo maggiormente in discussione fu proprio quello in cui ci si avviava a ridisegnare l'edificio istituzionale del paese. Antonio Fino ha scelto di scavare meglio in quel dibattito per scoprire quali fossero i motivi di fondo delle proposte di abolizione e, poi, della loro sopravvivenza. Egli nota come il destino della Provincia fosse assolutamente incerto: da un lato, la prima Commissione presieduta da Forti per studi sulla riforma della pubblica amministrazione, che pure procedette con grande discrezione e cautela, prospettava la sua abolizione; dall'altro, alcuni partiti ne confermavano di fatto l'esistenza con l'invito a ricostituire le amministrazioni locali su base elettiva, con ciò comprendendo anche i consigli provinciali. ?La ricostituzione elettiva delle Province?, era questo l'obiettivo di tale scelta, ?avrebbe reso molto più difficile, se non proprio impossibile, una loro abolizione? (p. 15). Tuttavia il dibattito non si spense del tutto: nella seconda Commissione presieduta da Forti le opinioni per un'abolizione dell'ente si manifestarono in modo più evidente. In molti frangenti sembrò che il destino delle Province fosse strettamente intrecciato a quello della sopravvivenza delle prefetture. Di fronte alla possibilità di un'identificazione troppo stretta, il presidente della Deputazione provinciale di Modena, Giuseppe Cerchiari, nel corso del Convegno delle Province dell'Emilia Romagna, oltre a sostenere la compatibilità dell'ente con l'eventuale istituzione delle Regioni, addossò l'ostilità nei confronti della Provincia all'immagine contigua della prefettura, un istituto che ? riteneva - mal si sarebbe conciliato con un ordinamento decentrato e che aveva intralciato o mal diretto l'attività degli enti locali. La distinzione tracciata doveva servire a prendere le distanze da un istituto che in quel periodo non godeva di buona fama: sono noti i richiami di Einaudi, a cui sarebbero seguiti quelli di Boneschi, Morandi e Salvemini che reclamavano l'abolizione dell'istituto prefettizio. Personalità di schieramenti diversi, quindi, identificavano quella figura con l'oppressione centralista. In realtà il prefetto avrebbe svolto un ruolo fondamentale nella gestione della ricostruzione. Fino nota infatti che ?volendo anche incoraggiare la ricostituzione di forme di governo locale con una parvenza di democrazia, l'unica figura che appariva fornita di competenze, di poteri e di autorevolezza era il prefetto? (p. 53); quel ?perno? posto tra centro e periferia garantiva, inoltre, la ripresa di un'ordinata attività democratica (pp. 64-65). Non si può poi sottovalutare la sua funzione più propriamente politica in una stagione di forti contrapposizioni politiche e ideologiche. Il lavoro di Fino si presenta come un opportuno approfondimento, condotto scrupolosamente sulle fonti e non privo dei riferimenti bibliografici essenziali. Se il testo vero e proprio è breve, l'ampia rassegna documentaria proposta dà voce a un dibattito di grande rilievo.


Marco De Nicolò