SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle origini del presente. L'Europa occidentale nella crisi degli anni Settanta

Antonio Varsori (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 299 pp., Euro 21,00 2007

Secondo un'immagine tradizionale, gli anni '70 sarebbero stati un periodo di stasi nel processo di integrazione. In questo volume, frutto di un convegno padovano del 2005, si propone una visuale alternativa e stimolante, che nell'insieme delinea un superamento di quell'approccio.Facendo tesoro di una ampia letteratura anglosassone sulle relazioni internazionali, i dieci saggi che compongono il volume, frutto di originali e stimolanti ricerche di archivio (a cui si aggiungono l'Introduzione del curatore e i commenti di F. Romero e P. Ludlow), convergono nel sottolineare le modifiche del rapporto tra relazioni internazionali e processo di integrazione tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70.Nella prima parte, i saggi di Bernardini, Del Pero, Garavini, Cerami e Romano aprono un ventaglio di questioni solo apparentemente collaterali alle politiche comunitarie, quali l'Ostpolitik di Brandt, la Conferenza di Helsinki, la costituzione di nuovi soggetti nel «Terzo Mondo», la modifica del ruolo della Turchia. Il caso portoghese è oggetto del saggio di Del Pero, da cui si evincono i timori statunitensi di una diluizione del proprio potere nell'Alleanza atlantica e la progressiva crescita dell'influenza della Germania.Come suggeriscono Varsori, Romero e Ludlow, la crisi degli strumenti dell'egemonia statunitense crea dei vuoti a cui la Comunità europea viene chiamata a rispondere dalle pressioni dei suoi membri. I saggi della seconda parte affrontano le risposte comunitarie alle sfide degli anni '70, a partire dal vertice dell'Aja, a cui è dedicato il contributo di M.E. Guasconi, per proseguire con la cooperazione politica (D. Zampoli), i primi tentativi di politica industriale (L. Mechi e F. Petrini), gli armamenti (D. Burigana e P. Deloge), le politiche educative (S. Paoli). Nonostante l'inevitabile eterogeneità, ne emergono sia l'estensione crescente delle funzioni affidate alla cooperazione europea sia le resistenze degli Stati nazionali ad una cessione ampia di poteri a Bruxelles. Di qui si delinea una dinamica del rapporto tra sovranità e sovranazionalità che appare più ricca di quella «federalista», in quanto è proprio la crescita delle competenze comunitarie a dar conto delle resistenze statali alla cessione di poteri federali alla Commissione. Le tensioni interne alla Comunità emergono allora come «crisi di crescita» e non come meri «arretramenti» del processo di integrazione.Pare al recensore che queste indagini aprano la via al dialogo tra un approccio all'integrazione centrato sugli Stati e la scuola di international political economy, che insiste sulle trasformazioni del capitalismo e delle forme della sua regolazione internazionale. Molti interrogativi promettenti ne risultano, circa le capacità di comprensione della crisi da parte dei governi e di adattamento di culture politiche consolidatesi all'ombra della protezione statunitense al quadro risultante dallo shock petrolifero e dalla crisi del regime di Bretton Woods, e l'adeguatezza delle risposte offerte dalla Comunità.


Carlo Spagnolo