SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Quaranta anni dopo. Confini, barriere e limiti in Israele e Palestina

Arturo Marzano, Marcella Simoni (a cura di)

Bologna, Il Ponte, 126 pp., Euro 16,00 2007

La periodizzazione per «eventi cesura» presuppone sempre una formalizzazione della narrazione e, dunque, una scelta epistemologica e metodologica di fondo. Ciò è proprio quanto avviene in questo volume, che assume il 1967 come la frattura nella storia del conflitto arabo-israeliano-palestinese e, aggiungiamo noi, nella costruzione del simbolico collettivo e politico europeo. Il conflitto del 1967 ridefinì effettivamente non solo la percezione europea dello Stato di Israele, ma anche le diverse politiche mediorientali, ponendo al centro di ogni analisi geopolitica, nonché delle relazioni tra gli attori regionali/internazionali, la categoria di «confine». Nel più geografico tra i conflitti, gli a. fanno ruotare giustamente, ed in modo originale, l'intera discussione sullo snodo della «Terra» e delle frontiere. Con un limite generale, però, nell'impostazione: lo sguardo dei diversi saggi si posa, con qualche distinguo, più sulle contraddizioni e le (eventuali) responsabilità di Israele, lasciando sullo sfondo quelle arabo-palestinesi. Il libro, comunque, ha il merito di marcare gli aspetti strutturali e geo-storici che emergono, ed insistono tuttora, dallo spartiacque 1967.Il saggio di Pamela Priori analizza con ricchezza ed originalità di fonti i rapporti tra CEE e Israele e fa riferimento, in particolare, al documento Schumann (13 maggio 1971), solitamente trascurato dalla letteratura, che richiese il ritorno di Israele entro i confini del 1967. Esso va considerato come l'atto iniziale della critica europea alla politica israeliana e, parallelamente, come l'avvio del «dialogo euro-arabo», fondato sulla Politica globale mediterranea. Mentre Benoîte Challand riflette su «come la Guerra dei Sei Giorni abbia rappresentato il punto di partenza di una ridefinizione dei confini sociali e del potere politico nei Territori occupati Palestinesi fino al marzo 2007», l'argomentato saggio di Marcella Simoni sull'attivismo congiunto israelo-palestinese ha il merito di riportare l'attenzione sul tema dell'associazionismo, generalmente escluso dalla narrative nazionali israeliane e palestinesi e che costituisce un motivo di riflessione anche storiografico.Il saggio conclusivo di Arturo Marzano si occupa dei confini di Gerusalemme, sui quali si sono bloccati tutti i tentativi di pace dal 1993 ad oggi. La Guerra dei sei giorni determinò anche la cosiddetta «riunificazione di Gerusalemme» e il passaggio da un confine netto «a una situazione in cui quartieri israeliani e palestinesi si intrecciano e si mescolano, sebbene continui a esistere tra di essi una netta separazione» (p. 90). La barriera di separazione a partire dal 2003, secondo l'a., ha marcato ancor più la scelta del 1967. Analizzando nel dettaglio i sei confini della Città Santa (municipale, giuridico, etnico-demografico, funzionale, psicologico e fisico), Marzano sostiene che proprio la mancanza di unità di Gerusalemme rappresenta la base per una soluzione negoziale del conflitto israelo-palestinese (p. 91).


Giovanni Codovini