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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una terra per rinascere. Gli ebrei italiani e l'emigrazione in Palestina prima della guerra (1920-1940)

Arturo Marzano

Prefazione di Alberto Cavaglion, Genova, Marietti, pp. 411, euro 30,00 2003

Furono circa un centinaio gli ebrei italiani emigrati in Palestina tra le due guerre mondiali fino al 1938. Rispetto ai 400-500 che raggiunsero i loro correligionari dopo le leggi razziali, gli ebrei studiati da Marzano appaiono assai più interessanti da un punto di vista storiografico poiché il contesto culturale e le motivazioni che li caratterizzarono risultano meno evidenti. Di essi, fino a oggi, sapevamo pochissimo e quindi vale la pena, innanzitutto, rilevare che l'autore fornisce un elenco degli emigrati che, seppure non esaustivo, non sembra allontanarsi da una sostanziale completezza. È un elenco prezioso, un piccolo ?libro della memoria? perché degli ebrei che decisero di lasciare l'Italia ora conosciamo il nome, il cognome, la data e il luogo di nascita, quella di aliyah (cioè dell'emigrazione) e la prima località di residenza in Erez Israel. Arricchito dalle informazioni di Marzano, questo centinaio di nomi ricostruisce una geografia dell'emigrazione (con i gruppi più cospicui a Firenze, Milano, Roma, Torino, Trieste) ma diventa a sua volta uno stimolo per gli studiosi in modo che si indaghi più a fondo intorno alle diverse comunità, al dibattito culturale che le attraversò o rispetto al quale furono perlopiù impermeabili, alla dimensione del consenso nei confronti del fascismo e al complesso quanto dialettico rapporto con il sionismo, alle singole storie familiari che nascondono formazioni e percorsi articolati. L'ampia parte documentaria del volume ? composta da lettere e scritti di varia natura ? si riferisce sostanzialmente a pochi dei protagonisti della storia raccontata dall'autore ma questo è un limite (come nota Alberto Cavaglion nella sua bella Prefazione) delle carte, non di Marzano, il quale al contrario fa emergere alcune delle figure più interessanti dell'emigrazione ebraica e soprattutto della riflessione sull'ebraismo italiano, sul suo rapporto con la cultura ebraica europea e soprattutto sul contributo che l'esperienza italiana può fornire, quasi in una sorta di primato giobertiano declinato a livello ebraico. È il caso di Leo Levi ? del quale sono state ricostruite le vicende come musicologo ma non come intellettuale tout court, autore di scritti politici e giornalistici ? ma anche di Alfonso Pacifici, Dante Lattes, Emilio Sereni. Il volume si sofferma, poi, sulle principali tappe organizzative del particolare sionismo italiano: dall'esperienza dei campeggi, ai viaggi in Palestina, dalle haksharot (ossia alcuni luoghi, specie aziende agricole, dove i giovani ebrei, intenzionati ad andare in Palestina, avrebbero imparato un mestiere) alle specifiche dimensioni che il dibattito e l'organizzazione assunse nelle diverse comunità, che Marzano studia nel complesso soffermandosi tuttavia su quelle già ricordate dove l'emigrazione fu maggiore. Giustamente l'autore non si ferma al 1938 ma segue, nel periodo immediatamente successivo, l'accelerazione del processo di emigrazione che interessò tuttavia coloro che già avevano di fatto deciso, prima delle leggi razziali, di raggiungere la Palestina.


Bruno Maida