SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Storia d’Italia dall’Unità ad oggi,

Aurelio Lepre, Claudia Petraccone

Bologna, il Mulino, 436 pp., euro 26,00 2008

In ambito universitario molto spesso si presenta la necessità di un testo agile e di sintesi che ripercorra la storia del nostro paese dall’Unità ai giorni nostri e che copra l’ambito temporale che, il più delle volte, corrisponde con il programma degli esami di storia contemporanea. Il libro di Lepre e Petraccone risponde a tale esigenza e si situa, dunque, in quell’ambito della manualistica che negli ultimi anni ha avuto un indiscutibile successo di vendite.La prima parte del libro, quella relativa all’800, è scritta da Claudia Petraccone, docente presso l’Università di Napoli ed esperta di «questione meridionale». Nel quadro che ci fornisce degli ultimi decenni del XIX secolo, la storica si sofferma, come è ovvio, sull’entusiasmo suscitato dal 1861 ma anche sui problemi che sorsero nella costituzione del nuovo Stato italiano, sulla scelta di «dilatare» regole economiche e politiche del «vecchio Piemonte» a tutto il territorio nazionale (Statuto Albertino, legge elettorale, scelta liberista etc.), sul dibattito tra centralismo e decentramento, sul problema dell’arretratezza del Meridione e sul fenomeno del brigantaggio. Il testo parla poi di Destra e Sinistra storica, di socialisti e i cattolici (entrambi trattati in uno spazio forse troppo esiguo), fino alla caduta di Crispi e alla «crisi di fine secolo».Mentre la parte della Petraccone è inedita, quella relativa al ’900 rappresenta il rifacimento della Storia degli italiani nel Novecento di Lepre, già pubblicato da Mondadori nel 2003. Anche in questo caso, dimostrando una buona conoscenza della bibliografia esistente sui vari argomenti della storia nazionale e una indiscutibile capacità di individuare gli elementi salienti del secolo scorso, lo storico si sofferma sull’Italia giolittiana, sulla Grande guerra, sul fascismo, via via fino alla crisi della cosiddetta «prima Repubblica». Vorrei sottolineare l’equilibrio con cui Lepre ripercorre questi anni recenti della nostra storia, un periodo ancora oggetto di dispute di carattere politico: a proposito dei primi anni ’90, mette in evidenza le mutate condizioni internazionali e le sue ripercussioni sulla politica nazionale (la fine della psicosi antisovietica), ma anche i pericoli corsi con la politica stragista della mafia che portò alla morte di Falcone e Borsellino. Soprattutto lo storico affronta il nodo «tangentopoli» e «mani pulite» non cadendo nella tentazione dell’interpretazione del «complotto», che troppo spesso si sente ripetere da politici e anche da storici, ma trovando le radici dell’azione della magistratura nell’effettivo degrado morale in cui era caduto il sistema italiano e riconoscendo che nel pool di magistrati milanesi c’erano professionisti di differente sentire politico e dunque non strumentalizzabili da una parte.Dopo questo lungo percorso di analisi, Lepre ritiene che carattere specifico italiano sia sempre stata una labile identità nazionale, testimoniata dalla mancanza di memoria condivisa, dalla divisione rimasta anche dopo il 1945 tra fascisti e antifascisti, tra comunisti e anticomunisti. Conclude però con una nota di ottimismo e cioè la speranza che tale debolezza possa almeno favorire l’acquisizione di una più forte identità euro pea.


Daniela Saresella