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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Etnografia e colonialismo. L'Eritrea e l'Etiopia di Alberto Pollera 1873-1939

Barbara Sòrgoni

Torino, Bollati Boringhieri, pp. 261, euro 20,66 2001

Il volume presenta un felice incontro tra etnografia e studi sul colonialismo italiano. Si tratta di una biografia di Alberto Pollera, ufficiale e poi funzionario coloniale per quarantacinque anni in Eritrea e in Etiopia, costruita attraverso gli archivi coloniali, i suoi molti scritti, l'archivio personale e le testimonianze della famiglia. Pollera è una figura emblematica del ?colonialismo buono? (un termine che l'autrice evita per la sua ambiguità) che cerca la collaborazione degli indigeni, padre premuroso di sei figli avuti da due compagne eritree molto amate, studioso dei costumi indigeni per dovere d'ufficio e per passione, il più autorevole esponente dell'etnografia coloniale italiana. L'autrice mette in chiaro che Pollera è un colonialista tradizionale, senza alcun dubbio sulla superiorità della civiltà europea, che nel 1935 appoggia le ambizioni imperiali di Mussolini; tuttavia non crede nella violenza come strumento di dominio e trasformazione. Il ruolo dei conquistatori bianchi è per lui quello di favorire i mutamenti sociali che gli appaiono come inevitabili, ma anche necessariamente migliori, conservando al contempo alcuni aspetti culturali che gli sembrano ?buoni? (p. 47). L'autrice indica lucidamente i condizionamenti e le aperture degli studi di Pollera sulle diverse società eritree. Uomo del suo tempo, Pollera è convinto che le razze esistono, sono differenti tra loro e ordinate in modo gerarchico, ma per lui le differenze biologiche (e quindi naturali, indelebili) influiscono solo sulla morfologia degli individui, sui loro tratti fisici esterni. Al contrario, il maggiore o minore grado di ?civiltà? Pollera ritiene sia determinato da accidenti e vicende storiche, rimosse le quali tutti possono ugualmente incamminarsi sulla strada del progresso, indicata dalle società europee (p. 138). I suoi studi nascono dalla quotidiana opera di amministratore e giudice, dalle sue capacità di ascoltare e chiedere, dalla sua amicizia sincera per capi e personaggi, senza mai dimenticare la sua posizione di funzionario e esecutore di una politica coloniale. Un ruolo che entra in crisi quando il fascismo sceglie la via della conquista brutale e del dominio razzista. Pollera viene ancora utilizzato per le sue eccezionali conoscenze della realtà eritrea e etiopica di ?vecchio coloniale?, ma la sua battaglia per garantire piena dignità ai figli ?meticci? nel nuovo clima imperiale è perdente. La folla di eritrei che accorre al suo funerale nell'agosto 1939 è il suggello di un mondo scomparso. Rimangono i suoi studi, con cui ancora si misurano gli etnografi di oggi.


Giorgio Rochat