SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli Enti locali tra proporzionale e maggioritario (1946-1956)

Barbara Taverni

Soveria Mannelli, Rubbettino, 286 pp., Euro 18,00 2011

Il volume ricostruisce il dibattito politico che si snoda in Italia sulla scelta del sistema elettorale per gli enti locali e per il Parlamento all'indomani della seconda guerra mondiale. L'a. riprende la questione dell'autonomia regionale confrontandosi con la vasta letteratura esistente e analizzando i più importanti progetti presentati e le diverse posizioni dei partiti dal punto di vista dei meccanismi elettorali.La cronica e diffusa instabilità delle aule consiliari comunali apre la strada a una revisione in senso maggioritario delle regole del gioco stabilite nel 1946. È solo con il «nuovo corso» (p. 105) della vice segreteria Dossetti che nel 1951, sullo sfondo della guerra di Corea, si giunge a un accordo tra i partiti di governo per un sistema elettorale proporzionale con premio di maggioranza per i Comuni (con delle variazioni a seconda della loro «taglia») e misto per le Province. Nell'ottica democristiana, le leggi oltre a consolidare la democrazia in Italia risponderebbero all'esigenza di cristallizzare il consenso ricevuto in Parlamento, consentendo, grazie alla formula dell'apparentamento, spazi di autonomia ai partiti minori. Le successive elezioni amministrative segnano «una emorragia di voti» (p. 178) per la Dc e un'avanzata degli estremismi insinuando il pericolo della «sindrome di Weimar» nella vita politica italiana.Gli scenari elettorali che si aprono per il primo partito italiano non sono affatto rosei: sulla base della verifica amministrativa si pensa così a una revisione delle leggi elettorali del primo ramo del Parlamento, che porterà all'approvazione della famosa «legge truffa» nel 1953. I risultati non sono anche in questo caso quelli sperati dall'asse governativo.Dopo il ritorno nel 1954 alle regole precedenti per la Camera, «diffusa e trasversale è la volontà di riformare la rappresentanza politica degli enti locali in senso proporzionale» (p. 246). L'intesa tra i partiti si raggiunge in tal senso per i Comuni superiori a 10.000 abitanti nel 1956 - anno cruciale per il sistema di relazioni internazionali - (la soglia è 5.000 ab. nel 1964) e nel 1960 per le Province.I continui rimaneggiamenti delle regole per le elezioni del Parlamento e degli enti territoriali dimostrano come la scelta tra maggioritario e proporzionale calata nella realtà locale italiana del primo dopoguerra trascenda il dato tecnico, ma si inserisca appieno nelle «dinamiche di partito e di governo, con la trasposizione - sul piano locale - dello scontro ideologico tra centrismo e socialcomunismo» (p. 252).L'a. riesce a ricostruire il dibattito politico «tra» e «dentro» i partiti con grande capacità di sintesi, regge le fila delle correnti interne descrivendo al contempo le diverse posizioni dei singoli con estrema chiarezza ed esaustività. Dimostra poi una buona abilità nel far dialogare le numerose fonti, in parte inedite e raccolte negli archivi dei partiti politici, con la stampa quotidiana e periodica, le riviste specializzate e i lavori parlamentari. È una rielaborazione ben riuscita della tesi di dottorato, vincitrice della VI edizione del premio Taverna, Fondazione Alcide De Gasperi.


Concetta Sirena