SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L’Africa orientale italiana nel dibattito storico contemporaneo,

Bianca Maria Carcangiu, Tekeste Negash (a cura di)

Roma, Carocci, 318 pp., euro 24,50 2008

Il volume raccoglie i contributi presentati al convegno Africa orientale italiana: settant’anni dopo, tenutosi alla Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Cagliari alla fine del 2006; prende le mosse dall’anniversario della proclamazione dell’Impero italiano in Africa orientale (Aoi) nel 1936 per sviluppare tre filoni di riflessione storiografica: le istituzioni coloniali, l’interazione tra società locale e Stato coloniale, la relazione tra storia e memoria. L’obiettivo è di riprendere e sistematizzare, in una prospettiva multidisciplinare, i molti indirizzi di ricerca emersi negli ultimi anni e, soprattutto, di utilizzarli per una lettura della contemporaneità della regione del Corno d’Africa (Etiopia, Eritrea, Somalia).L’obiettivo è solo parzialmente raggiunto: i diversi contributi, pur pregevoli presi singolarmente, faticano a dialogare tra loro e non appaiono guidati da comuni sollecitazioni di ricerca. Da questo punto di vista sarebbe stata utile una presentazione dei curatori che esplorasse più sistematicamente le questioni storiografiche (ma anche culturali e «politiche») che animano e dividono la ricerca sull’Africa orientale italiana e proponesse un percorso di lettura del volume. In particolare, appare troppo tenue, e più enunciata che sviluppata nei contributi, l’investigazione dei rapporti tra storia e contemporaneità, o - per dirla in termini semplificati - di quale sia la relazione tra una certa esperienza coloniale (quella italiana), la specifica storia della costruzione monarchica e nazionale dell’Etiopia, e l’evoluzione post-indipendenza della regione. Tanto che è legittimo chiedersi se il Corno, con la sua struttura dei conflitti, rappresenti una sorta di laboratorio, che anticipa gli sviluppi del resto dell’Africa, o se invece - proprio per la sua peculiare storia nell’era coloniale (più che «storia coloniale») - vada interpretato in sé e per sé. In realtà solo due saggi del volume, quello di Giampaolo Calchi Novati (Il Corno d’Africa e il colonialismo come «facitore» di Stati) e quello di Alessandro Triulzi (Badme: conflitto di confine, conflitto di memorie) entrano direttamente nel vivo di questa discussione.Ciò non toglie che altri saggi siano di grande interesse (ad esempio, quelli di Federica Guazzini, Hussein Ahmed, Tekeste Negash e Silvana Palma), mentre il contributo di Irma Taddia propone osservazioni sulla storiografia africanista che meriterebbero di essere discusse più ampiamente. Qui mi preme evidenziare un altro aspetto, che in realtà non è caratteristico solo di questo volume: la sostanziale riduzione dell’esperienza coloniale dell’Africa orientale italiana ai casi di Etiopia e Eritrea, con una quasi totale rimozione della Somalia. Non varrebbe la pena di interrogarsi sul perché il colonialismo italiano finisca poi sempre per essere rappresentato nella «precipitazione» dell’occupazione dell’Etiopia? E sul perché ci stiamo «dimenticando» proprio della nostra ex colonia più tormentata, di quella Somalia che da quasi vent’anni non riesce ad uscire dalla spirale della guerra civile?


M. Cristina Ercolessi