SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Colletti bianchi a Torino. Il ceto medio e l'industria privata (1900-1945)

Boris Pesce

Rivoli, Neos, 143 pp., € 15,00 2010

Con coraggiosa pazienza l'a. affronta un indispensabile studio statistico preliminare sulla composizione del ceto impiegatizio in due case studies scelti con acume: la Nebiolo (già oggetto di altri volumi di Pesce), fondata nel 1880 come fonderia di caratteri tipografici, poi produttrice di macchine per la stampa e macchine utensili più in generale, e la Lancia, azienda automobilistica fondata nel 1906. La scelta è dettata anche dalla disponibilità della documentazione, che nel caso in questione riguarda le cartelle del personale (già in parte studiate nel caso Lancia in un contributo di M.T. Scupolito del 1970); la fonte è imprescindibile per questo tipo di studi, ma ha anche dei limiti perché, nella maggior parte dei casi (tra cui quelli in questione), consente perlopiù di trarre delle istantanee del personale all'inizio e alla fine del rapporto di lavoro, lasciando molto nebulosi i mutamenti di mansioni e di retribuzioni intermedi, i cui dati sono in altre carte d'archivio, quando pure ci sono. L'a. è consapevole di questo limite e costruisce il suo lavoro sulla comparazione dei due casi di studio, non integrando la fonte con altri documenti (archivi aziendali, sindacali, ecc.). Ne emerge una puntigliosa classificazione degli impiegati - 863 alla Lancia e 176 alla Nebiolo - per sesso ed età, categorie professionali (amministrativi e tecnici, con ulteriore articolazione interna), fasce retributive di ingresso, titolo di studio, provenienza e luogo di residenza, durata dell'impiego e cause della sua cessazione, iscrizione al Pnf. I risultati sono difficilmente riassumibili in poche righe, comunque non si discostano molto da altri studi su realtà analoghe (per es. dagli studi di Marco Doria sugli impiegati Ansaldo, del 1988) e mettono tra l'altro in rilievo la persistenza di un cospicuo numero di tecnici, spesso con cultura medio-superiore, intorno ai quali sarebbe stato utile un approfondimento sulle mansioni, o la minorità stipendiale delle donne (amministrative con mansioni esecutive), che del resto era sanzionata anche dagli usi di piazza e dai contratti collettivi, ai quali non vengono fatti riferimenti. Interesse per la storia aziendale riveste anche la propensione degli impiegati della Nebiolo a rimanere a lungo in azienda (la media si addensa nella fascia 21-40 anni di permanenza) a fronte del rapido turn over che si registra alla Lancia (il maggior numero vi rimane 2-3 anni).Il libro, dunque, è soprattutto un punto di partenza, un capitolo di una storia degli impiegati meccanici di Torino che forse, sulla base delle carte aziendali, avrebbe potuto essere ampliato per indagare anche il reale operare negli uffici e nelle officine, ma anche nel dopolavoro, nei quartieri dove la maggioranza risiedeva. Il volume è impreziosito da foto delle gite aziendali e, per esempio, della scuola della Nebiolo; si tratta di piste documentarie che per il momento non sono state seguite, ma sarà necessario affrontarle per dare spessore e profondità alla vita e alla dimensione politica di questo frammento sociale, che è sì «fuggevole» ma che tale rimarrà se non si oseranno più decise incursioni in direzioni più ampie.


Marco Soresina