SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Architecture and Tourism in Italian Colonial Libya. An Ambivalent Modernism

Brian L. Mc Laren

Seattle-London, University of Washington Press, 286 pp., s.i.p. 2006

È azzurro il cielo che fa da sfondo alla silhouette di una donna in costume da bagno, ritratta nella pubblicità delle navi da crociera Cosulich che negli anni Trenta lasciavano l'Italia alla volta della Libia. Azzurro è anche l'orizzonte di Tripoli, che l'Associazione nazionale delle industrie turistiche ritraeva bianca di luce e costellata di palme in una delle numerose brochure messe a disposizione dei turisti. Stellato e distante dalle imponenti rovine è invece il cielo degli sticker adesivi dell'Albergo degli Scavi, aperto a Leptis Magna a seguito dei ritrovamenti e dei restauri effettuati dalla fine degli anni Venti. In ogni caso, la vastità dell'orizzonte è motivo ricorrente dell'immagine di un paese ritratto da angolazioni e vedute «turistiche», che il notevole apparato iconografico del volume restituisce in tutta la loro luminosità. Docente di Architettura alla University of Washington, Mc Laren ripercorre le vicende dello sviluppo del sistema turistico in Libia, concepito e realizzato durante il fascismo come strada importante per modernizzare il paese e per divulgare lo status specifico di un'Italia potente e efficiente nazione colonizzatrice. L'autore analizza il duplice processo di modernizzazione del territorio e di «cristallizzazione» della cultura locale ricostruendo, da un lato, la definizione di una nuova rete stradale e portuale, la creazione di enti e strutture volti a favorire la ricezione turistica, lo sviluppo della propaganda e del sistema pubblicitario; dall'altro, l'oggettivazione della cultura locale, ridotta a soggetto nativo, premoderno e primitivo di cui godere in piena libertà. Riprendendo il concetto di «spectacle of difference» usato da Griselda Pollock per descrivere la tensione insita nello sguardo occidentale che fissa e naturalizza i caratteri di mondi «altri», Mc Laren mostra come il turismo abbia costituito una «third wave of colonization» (p. 5) in grado di far propri e restituire alcuni elementi della cultura del territorio. L'autore impiega i concetti di negoziazione e ambivalenza impliciti nel rapporto metropoli/ colonia in una prospettiva legata però esclusivamente al punto di vista metropolitano. Interessanti sono in questo senso le pagine dedicate allo sviluppo di un'architettura «mediterranea » volta a coniugare razionalismo italico e tradizione locale, reinventando la cultura architettonica del luogo in chiave «latina». O le pagine dedicate al tentativo di rintracciare una linea di continuità storica e artistica tra l'antica Roma e la colonia attuale, capace di legittimare la presenza italiana e favorire i processi e i meccanismi di rinegoziazione culturale. Suddiviso in sei capitoli, a tratti disomogenei, il libro affronta vari temi che vanno dalla costruzione della lunga e fondamentale strada litoranea alle attività del Touring Club, dalle brochure pubblicitarie alla letteratura esotica coloniale, dagli scavi di Sabratha alla creazione di nuovi teatri, dalla produzione di architetti come Rava, Di Fausto e Limogelli alla definizione di un discorso razziale implicito nelle trasformazioni del tessuto urbano. Ricco e stimolante, il volume introduce un tema importante e affascinante, certo denso di sviluppi.


Simona Troilo