SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Petrolio e politica. Mattei in Marocco

Bruna Bagnato

Firenze, Polistampa, pp. 424, euro 24,00 2004

Il libro di Bruna Bagnato sulle imprese dell'ENI di Enrico Mattei in Marocco è profondamente diverso e nuovo rispetto a quelli che lo hanno preceduto. È diverso perché si concentra sull'analisi di un solo episodio (l'azione in Marocco) laddove libri come Mattei la pecora nera di Italo Pietra e La sfida perduta di Giorgio Galli, solo per citare due esempi tra i numerosi, affrontano l'attività dell'ENI nella sua interezza; ed è nuovo perché si distacca in modo netto dal giudizio di consueto espresso sull'operato dell'Ente petrolifero italiano. In questo senso, Mattei in Marocco rappresenta una svolta in parte anticipata dalla stessa autrice in un capitolo del suo libro sulle relazioni italo-sovietiche, Prove di Ostpolitik (Olschki, 2003). Bagnato compie un'operazione tanto semplice quanto fondamentale, ricollocando la strategia dell'ENI nella realtà del suo tempo e giungendo così a spiegare, attraverso un meticoloso percorso di analisi, che l'assoluta libertà di movimento che caratterizzava l'azione di Mattei non basta per capire le sue scelte e i suoi successi. L'autrice restituisce corposità e carattere ad una strategia che non era frutto unico della dirompente azione del suo presidente, ma che in modo complesso sviluppava istanze, aspirazioni, velleità della politica estera italiana dell'immediato dopoguerra. Nella seconda metà degli anni '50 Palazzo Chigi inaugurava una stagione ispirata dal rinnovato desiderio di valorizzare la propria presenza nel Mediterraneo e in Medio Oriente. Dedicandosi assiduamente alla politica estera, il governo Fanfani sembrava avere trovato la strada per coagulare le energie così diverse che animavano la società italiana. Si combinavano insieme la spiccata personalità del presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, le teorie terzomondiste del sindaco di Firenze, Giorgio La Pira, e la straordinaria intraprendenza del più o meno sincero anticolonialismo di Enrico Mattei. Bagnato introduce l'azione dell'ENI in Marocco parlando a lungo della politica estera italiana di quegli anni, spiegandone le difficoltà, i vincoli, ma anche i desideri e i limiti individuati soprattutto nella debolezza del paese e nel forzoso tributo dovuto, nel Mediterraneo, alla Francia. La transizione verso l'indipendenza delle colonie metteva Roma in una situazione ancora più difficile, lasciandole intravedere la possibilità di una vincente azione di penetrazione ma allo stesso tempo mostrandole quanto difficile fosse agire in un terreno che la Francia vedeva allontanarsi dal suo controllo ma che ostinatamente rifiutava di perdere. L'ENI rappresentava la punta avanzata della politica di penetrazione in Marocco formulata a Roma: Mattei agì nei confronti dell'ex colonia francese sfruttando la trama preparata da Palazzo Chigi, ma ne portò a compimento le istanze più avanzate giungendo a firmare, nell'aprile 1958, un programma di ricerca per gli idrocarburi che prevedeva la costituzione di una società nella quale i due paesi avrebbero avuto una uguale quota di partecipazione. A questo primo accordo ne seguirono altri, tra i quali è qui sufficiente ricordare quello siglato il 18 febbraio 1959 che vide la creazione di una società per la raffinazione e la costruzione di una raffineria a Mohammedia, inaugurata all'inizio del 1962.


Ilaria Tremolada