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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Militarismo e pacifismo nella sinistra italiana. Dalla Grande guerra alla Resistenza

Bruna Bianchi, Fabio Caffarena, Marco Gervasoni, Emilio Gianni, Gianguido Manzelli, Lidia Martin, Giovanni Pastore, Marz

Milano, Unicopli, 177 pp., euro 12,00 2006

Il volume raccoglie gli interventi del convegno ? organizzato dal Centro Filippo Buonarroti con la collaborazione di Marzio Zanantoni ? 1915-1945: guerra e pace nelle battaglie politiche delle sinistre in Italia (Milano, 12 maggio 2005). Come scritto nella presentazione, gli otto saggi documentano la varietà e la ricchezza dei «contributi che emergono dalle lotte teoriche, politiche e militari della sinistra» a cavallo tra i due conflitti mondiali sulla questione della guerra e della pace; «questione che ha pesato (e pesa tuttora?) come poche altre nella storia e nelle lotte della sinistra italiana ed europea» (p. 7).Partendo dal 1864 (quindi 50 anni prima del terminus a quo indicato dal titolo del volume), il saggio di Bruna Bianchi illustra le principali posizioni politiche all'interno delle prime due Internazionali, centrando l'attenzione sulla Seconda e, in particolare, su alcune figure: Engels, Bakunin, Bebel, Liebknecht, Jaurès. Pur nella loro stringatezza, le riflessioni di Zanantoni si concentrano sulla confluenza di nazionalismo e sindacalismo rivoluzionario nell'alveo «di quel fenomeno politico-culturale che già i protagonisti di allora definirono [?] socialismo nazionale» (p. 39).Se il bel saggio di Caffarena si sofferma sulla corrispondenza dei soldati dal fronte, evidenziando, tra le altre cose, come le lettere di guerra rappresentassero uno «strumento comunicativo pericoloso per il potere e l'ordine» (p. 60), quello di Manzelli ? muovendosi disinvoltamente tra interpretazione di fatti e di teorie politiche, analisi storiografica e disamina dell'uso pubblico della storia ? delinea, con scarsa aderenza al tema portante del volume, lo sviluppo delle posizioni che condussero alla formazione dell'area terzinternazionalista e alla nascita del PCd'I. Pacifismo e interventismo nell'emigrazione antifascista italiana è invece l'argomento analizzato da Gervasoni che, partendo dalla constatazione che una discreta minoranza dell'esulato antifascista era stata interventista, traccia le affinità e le divergenze della sinistra italiana sul tema della guerra tra gli anni Venti e gli anni Quaranta.L'intervento di Gianni affronta, abbondando in citazioni di Lenin e riferendosi ad altri soli tre testi, gli sconvolgimenti provocati dal patto Molotov-Ribbentrop all'interno del movimento comunista italiano. L'accurato studio di Lidia Martin esamina il ruolo delle donne combattenti nella Resistenza, individuando efficacemente i limiti del paradigma della Resistenza civile ed evidenziando come lo studio delle memorie delle «poche» e «feroci», contribuisca a smentire la rappresentazione della donna come esclusiva portatrice di nonviolenza. Infine, l'ultimo saggio, di Pastore, porta alla luce alcuni aspetti della storia degli internati militari italiani in Germania.Nonostante i limiti, la raccolta rappresenta un utile strumento per quanti si occupano della storia del movimento operaio italiano in relazione alle questioni di forza.


Eros Francescangeli