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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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New York e il moderno. Società, arte e architettura nella metropoli americana (1876-1917)

Bruno Cartosio

Milano, Feltrinelli, 379 pp., Euro 35,00 2007

È sul filo di una incontenibile energia creativa che New York diviene capitale culturale e artistica degli Stati Uniti nella seconda metà dell'800. Un'energia creativa alla base di rapidi cambiamenti che Cartosio insegue nelle forme e nei volumi della metropoli, come nei vissuti individuali e collettivi dei soggetti che l'abitarono.Attraverso una narrazione ricca, l'a. conduce il lettore lungo percorsi di scoperta di un mondo in cui luoghi, figure, movimenti, oggetti assumono contorni tali da renderli riconoscibili nei processi celeri del cambiamento. Alcuni di essi hanno una rilevanza importante nel testo: il museo, il tenement, il grattacielo e l'armory vi rappresentano gli edifici simbolo di una trasformazione sociale e culturale che nello spazio impresse i propri segni e nelle architetture trovò piena espressione. Il potere di élites sempre più attente a rappresentare la propria forza attraverso pratiche incentrate sul consumo del bello e del voluttuoso, la presenza crescente di lavoratori e immigrati che nella città si ammassavano in alloggi di nuova ideazione, la visibilità di un potere finanziario e politico che trovava nella vicinanza al cielo l'immagine della propria modernità, l'arroccamento di quello stesso potere in fortini creati sull'onda della paura generata dagli scioperi e dalle rivendicazioni operaie costituiscono gli elementi di una storia che l'a. ripercorre nella materialità della forma urbana come nella soggettività dei molteplici attori che di New York fecero il luogo dell'unicità. Le storie dei singoli - il collezionista J.P. Morgan o il fotografo Stieglitz - come quella dei gruppi - gli artisti, i giornalisti, i sindacalisti, le femministe - si intrecciano nel tessuto di una varia umanità che in alcuni luoghi, il Greenwich Village, riuscì ad esprimersi nei modi di uno «sperimentalismo morale e artistico-intellettuale» (p. 232) che si oppose alla modernità del capitale, scintillante nelle sue forme e altezze.Alle meraviglie del moderno, Cartosio non sottrae mai la dimensione conflittuale che fece della metropoli il centro di un attivismo sociale e politico che nel tempo assunse vari aspetti. Gli scioperi, repressi con violenza, le mobilitazioni, le rivendicazioni sindacali testimoniavano di un crescere delle tensioni legate a filo doppio con quella vorticosa modernità, che determinava il rafforzamento di una borghesia che da un lato collezionava opere d'arte, dall'altra esercitava i meccanismi brutali del potere. Cartosio sottolinea come la repressione non spense una dialettica culturale vivace, che a lungo si espresse in legami e relazioni annodate nell'ambito del socialismo o di esperienze intellettuali e editoriali come quella (radicale) della rivista «The Masses».Con una scelta significativa, l'a. apre e chiude il volume evidenziando il continuo, fecondo scambio con l'Europa che New York visse non solo nei termini dell'arte e del politico, ma anche di un rapporto con l'alterità specifico. Rapporto che nel Vecchio continente si delineava nei confronti delle colonie, mentre negli USA si plasmava in relazione ai non bianchi, all'insegna di una «linea del colore» invalicabile perché costitutiva della stessa modernità.


Simona Troilo