SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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The Italian expatriate vote in Australia: democratic right, democratic wrong or political opportunism?

Bruno Mascitelli, Simone Battiston

Ballan, Connor Court Publishing, 288 pp., $ 29,95 2008

Lo studio di Mascitelli e Battiston si pone l’obiettivo di fornire al lettore un quadro del dato elettorale espresso dagli italiani all’estero da quando, nel 2006, hanno cominciato a prendere parte ad una competizione politica nazionale. L’indagine non riguarda tutti e quattro i macro collegi nei quali è ripartito l’elettorato italiano migrante, ma solo l’Australia, una parte del cosiddetto «collegio mostro» quello che, sotto la sigla Aaoa, comprende Africa, Asia, Oceania e Antartide. Il dato elettorale e la sua analisi, tuttavia, sono relegati nella seconda parte del volume, mentre i primi capitoli sono impiegati a delineare da un lato la tipologia dell’elettorato studiato, dall’altro a ricostruire il dibattito politico nonché l’iter legislativo che ha portato alle normative relative al voto degli italiani all’estero (Legge 459 del 2001 e Dpr 104 del 2003).Nella prima parte, dunque, dedicata a inquadrare la questione migrazione, gli aa., avvalendosi di una bibliografia ampia, anche se non sempre specifica, di carattere storico e giuridico-politologico, tracciano un quadro dell’immigrazione italiana in Australia puntando soprattutto su due fasi: quella compresa tra il 1876 e il 1970 e quella degli ultimi 40 anni, evidenziandone le criticità (prima tra tutte la difficile integrazione linguistica, causata anche da una cattiva conoscenza della propria lingua) ed i mutamenti (sottolineando soprattutto il diverso profilo dell’italiano migrante medio che dopo gli anni ’70 è sempre più un cittadino mediamente colto, con una buona posizione sociale). Secondo tema affrontato è il dibattito, che ha origini molto lontane, su come mantenere saldi i legami tra migranti e madre patria, obiettivo per il quale l’esercizio del diritto di voto resta un punto di rilievo. È qui che si delinea come, dagli anni ’50, soprattutto le formazioni politiche che ruotano attorno alla destra si dimostrino particolarmente attente al voto degli italiani all’estero in nome di una fiamma nazionalista che si vuole mantenere accesa e che può fornire una legittimazione più solida rispetto a quella goduta in patria. Trova dunque conferma in questa pagine la costruzione di quello stereotipo del migrante conservatore che ha alimentato, soprattutto in uno dei maggiori fautori di questo provvedimento, Mirko Tremaglia, le ragioni della battaglia per il varo della Legge 459.La seconda parte del volume, invece è dedicata più direttamente alla questione voto. È qui che si cerca di spiegare attraverso i risultati di un questionario somministrato in Australia alla comunità italiana la posizione di quest’ultima rispetto al voto. Al tempo stesso è sempre in questa sezione che si evidenzia da un lato come mai, sia nel 2006 che nel 2008, sia stato il centro sinistra a vincere le elezioni con le affermazioni di Marco Fedi e Nino Randazzo, dall’altro come proprio la vittoria nell’area australiana del collegio abbia fornito ai due candidati la legittimazione sufficiente alla vittoria.Proprio questa parte, relegata nell’ultimo capitolo, è la più originale ed avrebbe meritato maggiore spazio.


Maria Serena Piretti