SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gran Bretagna 1945. Le elezioni generali e la politicizzazione della stampa

Bruno Pierri

Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2000

Si tratta di una ricostruzione, condotta attraverso le pagine dei principali quotidiani nazionali, della campagna elettorale che precedette le elezioni generali britanniche del 1945. Ne è autore Bruno Pierri, un giovante studioso impegnato in ricerche di storia del giornalismo. Punto di partenza della ricostruzione è la constatazione che si svolsero allora "due campagne elettorali: quella dei partiti e quella dei giornali" (p. 137). Sull'impatto della seconda sull'opinione pubblica basti considerare la grande diffusione della stampa quotidiana britannica, capace di arrivare in quel periodo a una media di circa tredici milioni di copie vendute ogni giorno. Se è indubbio che la stampa quotidiana ebbe complessivamente un peso assai rilevante nell'orientare il voto, appare più difficile stabilire in che modo (e in che misura) le singole testate si affiancassero, riprendendone i temi, ai diversi schieramenti politici. Pierri non sbaglia quando sostiene che, nel 1945, i quotidiani britannici non solo "fanno" la campagna elettorale ma "sono" la campagna elettorale. Ha ragione insomma nel sottolineare la forte politicizzazione della stampa britannica. Ciò non toglie però che, al di là del diverso orientamento, le forme di questa politicizzazione (e della conseguente partecipazione alla campagna elettorale) fossero differenti nelle differenti testate. L'analisi di Pierri avrebbe certo tratto giovamento da una ricostruzione più dettagliata al riguardo. Nel caso del "Manchester Guardian", ad esempio, l'appello alla vigilia del voto a una coalizione tra liberali e laburisti segnala una linea (sviluppatasi a partire dai primi decenni del secolo, almeno) che sarebbe semplicistico ricondurre a una logica di puro affiancamento a uno degli schieramententi in lizza. Lo stesso "Daily Herald", il cui rapporto con il Labour risulta certamente strettissimo, è cresciuto nel corso degli anni trenta come grande quotidiano popolare (raggiungendo il tetto di due milioni di copie vendute) quando è riuscito a liberarsi dall'abbraccio soffocante del partito. Interessante l'ultima parte del volume, dove vengono ricostruite, sempre attraverso i giornali, le ultime ore della campagna elettorale e le reazioni del paese alla schiacciante vittoria laburista. Che non è vero giunse imprevista. Non per la filiale inglese del Gallup, almeno. Attraverso un'indagine condotta in 195 circoscrizioni tra il 24 e il 27 giugno, a pochissimi giorni dal voto, gli uomini del Gallup elaborarono una previsione di una percentuale del 47 per cento per il Partito laburista (che prese poi il 47,8 per cento), 41 per cento per i Conservatori (39,8 per cento), 10 per cento per i liberali (9 per cento).


Luciano Marrocu