SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Italy in the Age of Pinocchio. Children and Danger in the Liberal Era

Carl Ipsen

New York, Palgrave Macmillan, 261 pp., s.i.p. 2006

A partire dalla fine degli anni Settanta dell'Ottocento fino alla vigilia della prima guerra mondiale, il fenomeno dell'infanzia abbandonata, e del suo impiego in una serie di pratiche non solo illegali ma solitamente dannose all'integrità fisica e morale di una moltitudine di minori, rappresentò, in tutte le aree della penisola italiana, una questione di proporzioni intollerabili, tale da suscitare non solo indignazione pubblica ma anche una serie di iniziative legislative e di specifiche politiche sociali a riguardo. Utilizzando la metafora di Pinocchio, il burattino/ bambino, simbolo della fuga e della sovversione sociale, sempre in bilico tra la perdizione e il ritorno nell'ordine sociale convenuto, Ipsen ci offre un esauriente quadro delle condizioni dell'infanzia italiana in una fase storica cruciale per la formazione dell'identità nazionale. Come l'autore sottolinea in partenza, tale fenomeno, nelle stesse drammatiche proporzioni, non fu un'esclusiva italiana. Le ricerche di Hugh Cunningham in ambito europeo, o di Michael Grossberg per l'America lo hanno ampiamente dimostrato. Non solo, uno studio come quello di John Zucchi ha illustrato le dinamiche di un vero e proprio «mercato» transnazionale nel quale i bambini venivano ceduti a padroni tramite il vincolo di un contratto a tempo e impiegati come apprendisti nei più diversi settori lavorativi, passando per le principali città europee o, come nel caso dei piccoli suonatori ambulanti, inseriti nel grande fenomeno migratorio transoceanico. È però solo nell'Italia giolittiana, all'indomani di una fase di forte instabilità sociale, che la preoccupazione per gli sfortunati infanti diventa un'istanza sociale ineludibile, soprattutto in un paese aspirante alla modernità. Ipsen ricostruisce con cura i vari aspetti che hanno caratterizzato il fenomeno dell'abbandono infantile ? dei trovatelli e dei figli illegittimi abbandonati ? analizzandolo su scala nazionale o in dettaglio in città particolarmente vocate come Napoli; lo sfruttamento del lavoro minorile ne rappresenta una sorta di naturale e fatale conseguenza. Un altro fattore strettamente connesso a tale fenomeno è poi quello della delinquenza giovanile la cui recrudescenza, sul finire dell'Ottocento, spinse ad una più severa politica repressiva che condusse un gran numero di delinquenti, vagabondi e discoli dietro le sbarre di riformatori, carceri, o istituti di correzione per minori. Un discorso a parte meritano poi i bambini massicciamente coinvolti nei fenomeni migratori. Infatti, secondo Ipsen, se da un lato nell'Italia liberale sembrava prevalere una «demographic mentality» secondo la quale il paese non aveva sufficienti risorse per far fronte ad un incremento della popolazione percepito come esorbitante cosicché l'emigrazione infantile non poteva che essere salutare, dall'altro la partenza di minori non accompagnati da genitori per le destinazioni più disparate costituiva una pericolosa pratica da limitare. Come, in conclusione, sottolinea Ipsen, più che Pinocchio, sarà forse Cuore, il romanzo scritto da De Amicis nel 1886, a definire il ruolo dell'infanzia nella costruzione della moderna società italiana.


Pierangelo Castagneto