SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Architettura e città negli anni del fascismo in Italia e nelle colonie

Carlo Cresti, Benedetto Gravagnuolo, Francesco Gurrieri

Firenze, Pontecorboli, pp. 95, euro 14,50 2005

Architettura della mediterraneità, architettura e mito, architettura e caffè; ci ha abituato ai temi più diversi Carlo Cresti alla direzione della rivista «Architettura & Arte», della quale questo volume è una filiazione. Come la rivista privilegiava una struttura agile, fuori dagli schemi accademici, così è organizzato il libro, ricco di immagini dell'architettura italiana e d'oltremare, perlopiù di committenza pubblica, negli anni del fascismo. Passata prima attraverso una damnatio memoriae, poi attraverso veri e propri falsi storici, nel tentativo di recuperarne solo gli aspetti formali, di consonanza con gli indirizzi del moderno, oscurando invece i contenuti, di allineamento all'ideologia fascista, la cultura architettonica del Ventennio viene affrontata dai tre autori sotto diversi aspetti: la ?fortuna critica? e il versante coloniale (Cresti), il ruolo delle politiche urbanistiche (Gravagnuolo), la figura e l'attualità di Gustavo Giovannoni (Gurrieri). Si deve probabilmente a Giorgio Ciucci, nel 1989, la prima ricostruzione dei reali rapporti tra gli architetti e la committenza fascista, senza i pregiudizi propri degli storici militanti che se ne erano occupati prima e con l'individuazione di geografie culturali, di spartiacque evenemenziali e di figure che sottendono i programmi del regime. Da allora tutta la bibliografia sull'argomento non ha più fatto passi indietro e ha potuto appoggiare la ricerca storiografica ai consueti suoi strumenti. L'architettura ?fascista? è diventata così un aspetto della cultura del Ventennio, grazie anche alle analisi di Bobbio sulle figure degli intellettuali, ed è stata correttamente riletta come un tassello del complesso programma di propaganda e modernizzazione del regime. Forse di queste premesse è carente questo volume, al quale manca il racconto dei passi della cultura storiografica successivi alla fase che, giustamente, Cresti definisce come quella ?degli artificiosi tentativi compiuti [?] per assegnare postumi diplomi di antifascismo? (p. 5). Questo spiega il taglio apodittico e sintetico di molte affermazioni, non per questo meno autentiche, ma poco supportate da un corposo e valido retroterra di studi. Le vicende che riguardano gli orientamenti e le contraddizioni in materia di disegno della città sono maggiormente evidenti nel saggio di Gravagnuolo, grazie anche a un sostanzioso corpo di note, dal quale emerge la coincidenza tra le contraddizioni delle scelte nel campo urbano con quelle di politica economica o di gestione delle istituzioni. In maniera simile è orientato il saggio di Gurrieri su Giovannoni che, se per gli addetti ai lavori è stato uno straordinario storico dell'architettura, un pioniere della conservazione e il ?padre' della moderna figura dell'architetto ?integrale?, forse, secondo l'autore, meriterebbe di uscire dagli specialismi per essere messo a confronto con altre figure di intellettuali del periodo in una lettura adatta anche al grande pubblico. Uno strumento snello per un pubblico esteso, magari di studenti, ecco cosa potrebbe essere questo libro, ma a patto di esserne avvertiti.


Elena Dellapiana