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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alessandro Schiavi. Dal riformismo municipale alla federazione europea dei comuni. Una biografia

Carlo De Maria

Bologna, Clueb, 328 pp., euro 27,00 2008

Carlo De Maria, che tra il 2003 e il 2004 aveva già pubblicato per i tipi di Lacaita una selezione ampia del carteggio di Schiavi, si cimenta in questo libro in una ricostruzione biografica complessiva che ha il merito di offrirci, attraverso il vissuto pubblico del protagonista, lo spaccato di un secolo di cultura politica del riformismo socialista. Non a caso nella presentazione l'a. colloca il suo lavoro all'interno della recente tendenza che vede nel genere biografico e nello studio degli archivi personali gli strumenti di un nuovo approccio alla storia politica.Il rapporto con la famiglia, le città in cui visse (Forlì, Roma, Milano), la formazione politica e il continuo confronto con la cultura socialista nazionale ed europea, la passione per il giornalismo, che divenne per lui una professione, e il lavoro di traduttore, il ruolo di dirigente politico del movimento socialista e di amministratore pubblico in sede locale, nazionale e internazionale, sono i fili narrativi che attraversano il volume. L'accorto uso della documentazione archivistica e bibliografica mostra la dimensione pubblica dell'attività di Schiavi e delinea il suo profilo culturale, mentre il network di relazioni politiche ricostruito attraverso il carteggio, disegna un pezzo di storia del socialismo italiano.L'attenzione strategica verso il momento organizzativo della vita politica e sindacale, la centralità accordata alla dimensione amministrativa per il raggiungimento degli obiettivi operai, la consapevolezza che la conoscenza approfondita dei processi sociali era la sostanza delle prassi riformista, il contatto con la base sociale come fonte di legittimazione dell'azione politica, sono i punti qualificanti della biografia intellettuale e politica di Schiavi così come emergono dalla ricostruzione dell'a.Il baricentro dell'attività politica e la principale chiave di lettura della società furono per Schiavi i temi urbani: dalla pianificazione alle autonomie locali, passando per la cooperazione, le abitazioni popolari, i consumi, le relazioni industriali e i processi migratori. Il libro, non a caso, pone l'accento sui due estremi cronologici di questo interesse: la fase di passaggio tra '800 e '900 con la nascita del protagonismo municipale e del «municipalismo sociale», e gli anni del secondo dopoguerra, quando il tema delle autonomie locali andò a confrontarsi con il nuovo incipiente orizzonte dell'integrazione europea. Nella prima congiuntura la figura di Schiavi è collocata al centro dell'intreccio tra la cultura delle riforme, lo sviluppo delle scienze sociali e il dibattito politico ideologico del socialismo. Nella seconda congiuntura la sensibilità di Schiavi verso la dimensione sovranazionale dei problemi urbani, per altro ben documentata in tutto il volume, è letta nella capacità di confronto con la specificità politica e amministrativa del nuovo organismo europeo. Tra questi estremi, al centro, gli anni del fascismo e dell'«esilio in patria» con le dense pagine che raccontano la storia di come un intellettuale socialista si rapporta alla censura del regime.


Salvatore Adorno